Chloé Zhao: i record battuti
e l’Oscar per Nomadland

28 Aprile 2021

Di Claudia Catalli

 

Chloé Zhao ha trionfato all’ultima edizione degli Oscar e con la vittoria del suo Nomadland ha battuto più di un record. Prima regista asiatica a vincere la statuetta, seconda vincitrice donna in assoluto. Ciò vuol dire che in un secolo di esistenza (93 anni) gli Oscar hanno riconosciuto soltanto due – D-U-E! – donne come meritevoli del titolo di miglior regista dell’anno. È grave, dottore? Abbastanza, specie nella Hollywood che si spende attivamente e pubblicamente contro le discriminazioni e per la maggiore inclusività possibile.

 

Prima di Chloé Zhao solo Kathryn Bigelow aveva vinto l’ambito riconoscimento per il suo

The Hurt Locker (con tanto di commenti ironici sul suo essere “la moglie di”, James Cameron nello specifico). E dire che dal 1977 le donne vengono nominate come “miglior regia”, a testimoniarlo è Lina Wertmuller, prima regista donna al mondo a ricevere la candidatura. Senza addentrarci in rabbiosi discorsi sull’evidente disparità di considerazione che l’Academy ha mostrato sempre nei confronti delle cineaste (donne) in favore dei registi (uomini), vediamo perché Zhao con Nomadland ha portato a casa le statuette di miglior film, miglior regista e migliore attrice (Frances McDormand, commentata sui giornali più

per la sua ricrescita che per la sua bravura, eppure nessuno ha notato i capelli bianchi di Joaquin Phoenix l’anno scorso).

 

Intanto è stata una vera multitasking: ha scritto, diretto, prodotto e montato il film, adattamento cinematografico del libro della giornalista Jessica Bruder. Ironia della sorte: nell’anno in cui siamo stati tutti reclusi in casa causa pandemia ha vinto un film su chi ha deciso di vivere sulla strada, su una houseless che non è una homeless, ma sceglie per sé una vita libera da cliché e convenzioni girando l’America a bordo del suo furgone. Allergica a un sistema capitalistico che schiaccia i più deboli e forte delle sue cicatrici esistenziali, la protagonista Fern vive la vita come un’avventura da cui lasciarsi sorprendere, sceglie lavoretti temporanei e si confronta da vicino con l’indigenza e la scarsità di mezzi in quella che è la sua vita nomade. Come nomadi per davvero sono i volti che vedrete nel film: non attori, ma persone che praticano davvero quello stile di vita tutti i giorni.

 

Ecco perché il film ha vinto: perché affonda le mani nella realtà, racconta un’altra America e prima ancora un’altra vita possibile, lontana dalle leggi del consumismo e dalle convenzioni sociali. Come approfondisco nel mio podcast Back To The Cinema  QUI IL LINK  Zhao ha convinto con una storia vera con una protagonista donna, sessantenne e allergica al glamour nell’era in cui molte attrici fanno a gara per ringiovanirsi e diventare testimonial di questo o quel brand patinato.

 

Zhao vince, in sostanza, perché dimostra al mondo che non importa chi sei o da dove vieni: conta impegnarsi nel raccontare una buona storia. Basta quella per fare un buon film (che potete vedere dal 29 aprile al cinema e dal 30 aprile su Star di Disney+), poi certo l’esperienza di un’attrice navigata come Frances McDormand, le musiche di Ludovico Einaudi e la suggestione dei panorami mozzafiato americani aiutano non poco.

 

Chloé Zhao ha dichiarato di dovere molto, infine, al suo maestro Spike Lee: l’augurio è poter lasciare il testimone a sua volta, inaugurando così l’era delle maestre, donne che sappiano ispirare nuove generazioni di donne e non solo.

 

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