Viaggio nella leadership:
il coraggio del desiderio

28 Febbraio 2022

di Donatella Colantoni

 

Care compagne di viaggio, nel corso della nostra ultima tappa avevamo giocato con gli specchi, cercando di avvicinare i nostri diversi “sé”, quello reale (mettendoci in contatto anche con le nostre zone d’ombra, riconoscendole e accogliendole), quello normativo (derivante dalle diverse aspettative altrui interiorizzate nel corso della vita,  selezionando quelle che non ci sono utili a sviluppare il nostro progetto di leadership) e quello ideale (quello che riflette il nostro ideale di perfezione, pericoloso quando irreale, perché succhia energie, ci rende inutilmente impegnate su troppi fronti e incapaci di delegare).

 

Oggi il nostro viaggio si ferma nel tempio più alto della nostra esplorazione, abitato da sua maestà “il desiderio”.

 

Di chi si tratta?

 

“Fratel Desiderio” è il motore della nostra motivazione più profonda, quella che ci guida verso obiettivi che ci riempiono di soddisfazione, senza bisogno di altre ricompense, perché l’esperienza collegata ad essi è di per sé il fine ultimo dei comportamenti necessari a raggiungerli.

 

Sembra semplice vero? E Invece non lo è. Perché? Perché tutte le insidie finora incontrate si coalizzano in questa fase della nostra esplorazione: il nostro sé normativo (quello che gli altri si aspettano che siamo), la nostra abitudine, secolarizzata, ad “ascoltare i desideri degli altri”, la necessità di mantenere in essere le relazioni, anche quando queste non ci permettono di connetterci con i nostri desideri.

 

Prendere contatto con la nostra energia intrinseca per capire cosa veramente desideriamo, dando legittimità a quello che sentiamo: questo è il motore dell’azione, questo è il passaggio necessario per costruire un potere potente.

 

Prima di definire obiettivi e azioni, è fondamentale ascoltare il nostro “IO desiderante”, attivando così l’energia più profonda e autentica che possiamo esprimere.

 

Il desiderio è la materia prima di ciò che crediamo di poter fare, è la parte più importante della nostra identità. Imparare a riconoscere e dare voce a quello che vogliamo per noi, è il passaggio fondamentale per realizzare un progetto di leadership autentico e unico.

 

Più semplice a dirsi che a farsi, dobbiamo attivare un ascolto interiore profondo e sincero, dobbiamo spogliarci di tutte le aspettative che non sono nostre, e immergerci nel mare delle esperienze, per sentire cosa attiva e nutre il nostro interesse, la gioia che ne deriva e la voglia di ripeterlo.

 

E poi?

 

La scoperta della nostra identità più profonda e la definizione del nostro progetto di leadership è un po’ come un giardino prezioso, seminiamo nel terreno i fiori più belli e i frutti che più amiamo, lo curiamo e lo nutriamo. Ma per raccogliere i frutti e preservarlo dai rischi esterni va necessariamente difeso. Tra i rischi maggiori c’è senz’altro la resistenza, ancora diffusa, a considerare un atteggiamento femminile autodeterminato come inopportuno. Contro queste insidie dobbiamo tirare fuori la nostra forza, e difendere i confini.

 

Ma non basta.

 

Una leadership è tale solo se riesce a rispondere al bisogno di dare significato ad un progetto.

 

Il significato risiede nella visione che il/la leader ha di sé e del proprio progetto, e questo ci porta ad un altro traguardo. La potenza della leadership è legata alla capacità di autocondursi, alla visione con cui riesce a muovere un gruppo e all’abilità di generare l’entusiasmo necessario a raggiungere la realtà immaginata.

 

Come fare?

 

Il punto di partenza è ancora una volta il contatto con il sé profondo.

 

Le organizzazioni nelle quali viviamo tendono a definire obiettivi prestabiliti che ciascuno deve raggiungere, ma se si vuole realizzare un progetto di leadership occorre poter innestare nel progetto organizzativo una visione personale. Questo ci fa avviare un percorso di crescita organizzativa e personale, ma soprattutto ci permette di costruire una leadership autentica.

 

 

Cosa vuole dire leadership autentica?

 

Vuol dire che per essere credibili è sostanziale essere sé stessi, e questo ci riporta all’inizio del nostro viaggio, quando raccontavamo la necessità di interiorizzare l’identità di leadership.

 

Ci sono cose che solo una certa identità può realizzare, perché è ciò che la identifica per l’appunto, e questo rende un progetto di leadership credibile per le persone a cui si rivolge. Un progetto di leadership fortemente identitario rispecchia la nostra unicità nella sfera sociale, e questo dà senso al progetto stesso.

 

Il senso di un progetto, o significato, è ciò che chi ci segue cerca, e questo risiede nella visione che il nostro progetto esprime.

 

So che questa tappa non è stata semplice, come non lo è questo viaggio, e quindi mi fermo qui.

 

Vi lascio con l’augurio, nelle prossime settimane, di intercettare i vostri desideri profondi e di capire quali si sono tradotti in progetti, che vi rappresentino, nella vostra unicità.

 

A bientôt mes amies!

 

Donatella  Colantoni ha un’esperienza più che ventennale nella gestione delle persone sviluppata in multinazionali di cui Fox Networks è stata la più rilevante È consulente in ambito di leadership e organizzazione, coach, mamma e appassionata di viaggi e teatro.
Le tappe precedenti sono state:
L’immagine di apertura è “Ferret Race” (dettaglio) di Leonora Carrington (1917 -2011)

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