Viaggio nella leadership:
il gioco degli specchi

29 Novembre 2021

di Donatella Colantoni

 

Care compagne di viaggio, rieccoci, dopo una lunga pausa, a proseguire il nostro viaggio alla conquista del “potere potente”.

Nelle nostre ultime tappe avevamo incontrato alleati e nemici.

 

Partendo dalla sicurezza che il potere nasca dalla capacità di interiorizzare la nostra identità di leader, che è unica per ciascuna di noi, avevamo trovato nel nostro cammino “Mamma Relazione”, “Sora Consapevolazza” e “Fata Autostima”. Tre amiche senza le quali, questo viaggio… non è possibile.

 

Avevamo anche scovato la prima insidia all’autostima, che sia chiama “Giudizio” e avevamo scoperto che quando questo dipende dagli altri e dal nostro “bisogno di stare in relazione”, la nostra autostima rischia di cadere davanti ad ogni rapporto disfunzionale. E se non riuscissimo ad uscirne?  Si resta intrappolate nel bisogno di tenere la relazione, e quindi è importante potersene liberare, quando necessario!

 

Come?

 

Facciamo un primo esercizio. Immaginiamo di avere davanti a noi tre specchi.

 

Nel primo ci riflettiamo per come siamo, cosa ci piace, cosa ci rende noi stessi. Lo chiamiamo il “sé reale”, più riusciamo ad entrare in contatto con questa immagine, a legittimarla e a capirla nei suoi desideri e più profondo è il rispetto della nostra identità.

 

Nel secondo specchio riflettiamo il risultato di tutti i messaggi ricevuti durante il nostro sviluppo dai ruoli adulti importanti (genitori, professori, primi capi..).  Si tratta delle aspettative assorbite, dei condizionamenti ricevuti per vivere in gruppo e delle paure sviluppate. Rispetto a questa immagine, che chiameremo il “sé normativo”, è necessario focalizzare bene i contenuti, riconoscerli e capire quali sono utili a rafforzare la nostra identità e quali invece succhiano le nostre energie ma non contribuiscono alla nostra realizzazione, e tutto sommato.. non ci appartengono.

 

E infine arriviamo al terzo specchio, quello immaginario, dove siamo perfette e felici. Si chiama il “sé ideale”, lo usiamo quando un ottimismo irrealistico azzera la verità dei fatti o delle eventualità possibili e ci convince di poter controllare gli eventi per arrivare ad essere come vorremmo (o a come altri vorrebbero!).

 

Il bisogno di controllare gli eventi, riduce l’ansia, ma la differenza generata tra il sé reale e quello ideale massacra la nostra autostima. Se non riusciamo a stare “dentro” di noi e proviamo ad essere un ideale, impieghiamo le nostre energie verso obiettivi non raggiungibili, e il risultato è un’insoddisfazione perenne verso noi stesse.

 

Quindi che fare?

 

Cerchiamo di avvicinare le immagini dei nostri specchi, quanto più il sé ideale coincide con quello reale e con quello normativo tanto maggiore è la nostra autostima.

Tanto lavoro dite? Si! Ma lo sapevamo che questo non era un viaggio facile!! Mia figlia in questi casi mi chiede “un aiutino”.

 

Qualche anno fa ho visto a teatro uno spettacolo scritto da Mattia Torre e interpretato da Geppi Cucciari, si chiamava Perfetta. Rappresentava in un monologo una radiografia sociale, emotiva, fisica, dei ventotto giorni del ciclo di noi donne, nel tentativo disperato di essere “perfette”.

 

Ecco il mio aiutino allora, riconosciamo le nostre “zone d’ombra”, ciò che di noi non ci piace, perdoniamole, diamogli legittimità e accogliamole come un pezzo del nostro sé reale. Non abbiamo più bisogno di essere amate “ad ogni costo”, abbiamo bisogno di essere profondamente noi.

 

Cresciamo con l’ideale di essere perfette, prima come figlie, poi come manager, mogli e mamme.

 

Questo bisogno di perfezione si porta dietro la paura di sbagliare che insieme al bisogno di riconoscimento altrui fa completamente deragliare la nostra idea di noi.

 

Il perfezionismo non è una virtù, è una fregatura assoluta! E’ un copione che appartiene alla sfera dell’idealità, producendo iperattivismo, maniacalità, ansia di controllo, incapacità di delega.. e fiumi di “sensi di colpa”.

 

Che fare? Lo scopriremo nella nostra ultima tappa.

 

Buon lavoro!

 

Donatella  Colantoni ha un’esperienza più che ventennale nella gestione delle persone sviluppata in multinazionali di cui Fox Networks è stata la più rilevante È consulente in ambito di leadership e organizzazione, coach, mamma e appassionata di viaggi e teatro.

L’immagine di apertura è “A teatro” di Helene Funke (1869 – 1957), una cosiddetta pittrice ‘dimenticata’. 

Le tappe precedenti sono state:

Viaggio nella leadership: questione di potere o potenza?  

Viaggio nella leadership: nemici e superpoteri  

Viaggio nella leadership: alleanze e insidie 

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