Viaggio nella leadership:
alleanze e insidie

29 Giugno 2021

di Donatella Colantoni

 

 

Care compagne di viaggio, apriamo oggi questa nuova tappa del nostro cammino verso la leadership, cercando di conoscere o ri-conoscere le nostre alleate, ma anche le insidie che si nascondono dietro di loro.

 

Nelle precedenti puntate abbiamo raccontato di come solo un potere autentico sia potente, e di come noi donne, approdate da poco in questo emisfero, possiamo raggiungerlo, un po’ più a fatica passando dall’ interiorizzazione dell’identità di leadership e dalla capacità, più appartenente al mondo del femminile di connettere (persone, opinioni, progetti, obiettivi..) usando il potere di creare relazioni e unire.

 

Siamo ora nel cuore di questo viaggio, per raccontarci quali sono le nostre alleate, e conquistarle non sarà una passeggiata in pianura!

 

Cominciamo da una delle più complesse “Sora Consapevolezza”.

 

Di cosa stiamo parlando? Della nostra identità, di ciò che ci differenzia dagli altri nel tempo. Questa tuttavia non basta a darci potere, è necessario un complemento che ci confermi il nostro valore, sissignore, entra in scena “Fata Autostima”, quella che cerchiamo da una vita, ma chissà dove si nasconde!!!

 

Beh, direi che un pezzetto ce la regalano le nostre mamme, coprendoci di affetto incondizionato e trasmettendoci quell’”ok-ness” che ci permette poi di instaurare relazioni empatiche e positive col mondo e i suoi abitanti. Purtroppo però non basta, perché l’altro pezzo di autostima dobbiamo conquistarcelo, e deriva dai risultati che raggiungiamo rispetto alle nostre aspettative. La chiamiamo “autoefficacia”, e ahimè non si esaurisce in pochi scatti, ma nell’insieme di obiettivi, che ci diamo nel tempo, e dei loro esiti. Quanto maggiore è l’autoefficacia percepita tanto più stimolanti saranno gli obiettivi che ci daremo e tanto più intenso l’impegno con cui li porteremo a termine.

 

Ma ecco che una prima insidia si nasconde nel nostro cammino.

 

Sì, perché la letteratura psicologica, e anche l’osservazione, ci dicono che mentre noi donne, nel percorso di costruzione della nostra identità, mettiamo al centro i rapporti con gli altri, l’uomo è più incline all’”individuazione”, cioè al riconoscimento di sé, autonomamente dalle relazioni intorno.

 

Questo può rappresentare un’insidia nella misura in cui l’autostima dipenda dal giudizio degli altri più che dal proprio. In tal caso è il “legame” e non il “sé” a diventare fonte di valutazione positiva. E se il legame fosse disfunzionale ma non riuscissimo a romperlo? In tal caso tenerlo in vita diventa paralizzante, perché romperlo è come rinunciare ad una parte di sé.

 

E arriviamo così ad una conclusione, dura ma vera, ed è che il riconoscimento del proprio valore non è necessariamente vincolato dalle relazioni. Prima di appartenere è necessario “essere sé stesse” e il percorso verso una nuova rappresentazione di sé passa dall’accettazione del fatto che l’autodeterminazione vale tanto quanto lo stare in relazione.

 

Questo cosa vuol dire? Vuole dire che per attivare le nostre energie dobbiamo riconoscere e valorizzare i nostri bisogni autentici, e che questo può passare dalla solitudine, ma non possiamo cadere nella trappola di sentirci sole o egoiste, perché dobbiamo permetterci di avere obiettivi che ci rappresentino per quel che siamo e non per quello che gli altri ci chiedono di essere.

 

Come fare? La chiave è sempre quella di entrare in contatto profondo con noi stesse e con i nostri desideri, liberarci di modelli ideali ricevuti in eredità e trovare il coraggio di legittimare ciò che sentiamo e quindi che ci appartiene e ci identifica, senza paure o sensi di colpa. Identificare i nostri desideri, curarli e coltivarli è il presupposto per darci valore. Tana per “Fata Autostima”!

 

Chiudo qui questa tappa del nostro intenso viaggio, sperando che questo pezzetto di strada fatto insieme sia utile al vostro cammino. La prossima volta combatteremo contro “Sora Perfezione” e indosseremo lenti speciali per trovare “Fratel Desiderio”.

 

Vi saluto con sua maestà Sor Carl Gustav Jung che scriveva “Talvolta si deve essere indegni, per riuscire a vivere pienamente”.

 

A la prochaine, mes amies!!! 

 

 

 

Donatella  Colantoni vive a Roma ed è socia di WIFTM Italia dal gennaio 2020. Ha un’esperienza più che ventennale nella gestione delle persone sviluppata in multinazionali di cui Fox Networks è stata la più rilevante È consulente in ambito di leadership e organizzazione, coach, mamma e appassionata di viaggi e teatro.

 

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