L’attenzione:
una preziosa risorsa creativa
– di Cristina Biasini

28 Giugno 2022

Non è il talento, e nemmeno il tempo o le condizioni materiali in cui ci troviamo: nella mia esperienza, la risorsa più preziosa per la creatività è l’attenzione.

 

Vi è mai capitato di mettervi al lavoro traboccanti di energia, con tutto il tempo a disposizione in uno spazio comodo e piacevole, senza però riuscire a cavare un ragno dal buco? È molto probabile che, in questi casi, vi mancasse una di queste due cose (o entrambe): il desiderio e l’attenzione.

 

Sono questi, secondo me, i veri e propri pilastri della creatività. Possiamo avere tutto il talento del mondo, e lavorare nelle condizioni materiali più favorevoli, ma se non abbiamo voglia di fare una cosa e/o abbiamo la testa da un’altra parte, c’è poco da fare: la creatività appassisce.

 

Cosa possiamo fare per evitarlo?

 

Ci sono diversi modi per aiutare la fioritura della nostra creatività. Prima di esaminarli, però, vediamo meglio le caratteristiche dei due “pilastri” e cerchiamo di capire il loro ruolo.

 

Per desiderio, qui, intendo qualcosa di molto diverso dal desiderio di possesso, o da quello libidinale. Il desiderio creativo, per me, è il sentimento che ci spinge a far esistere qualcosa in cui incorporare noi stesse, o almeno una parte di noi. È qualcosa di imprevisto, incondizionato, difficile da evocare a comando. Il desiderio c’è o non c’è, verrebbe da dire – ma più avanti vedremo che le cose non stanno esattamente così.

 

Quanto all’attenzione, la ricerca scientifica la descrive come una facoltà complessa, che implica l’attivazione di diversi meccanismi mentali e neurali. Ai fini di questo discorso, la sua componente più interessante è quella che riguarda le cosiddette risorse attentive, ossia l’aspetto “energetico” dell’attenzione: possiamo immaginarle come una sorta di batteria che alimenta la capacità di concentrarsi su qualcosa, coglierne le caratteristiche più rilevanti e comportarsi di conseguenza.

 

Non una cosa da poco, dunque.

 

Il problema è che, come tutte le batterie, anche le risorse attentive si esauriscono. Non hanno una capacità illimitata e noi, di conseguenza, non possiamo utilizzarle ininterrottamente; dobbiamo prenderci delle pause perché possano ricaricarsi.

 

Cosa c’entri tutto questo con la creatività è abbastanza evidente: se siamo preda della cosiddetta fatica attentiva (cioè se abbiamo esaurito le nostre risorse attentive) o se, per altre ragioni che vedremo tra poco, non riusciamo a focalizzare la nostra attenzione sul compito da svolgere, avremo ben poche possibilità di riuscita.

 

Ma, a differenza del desiderio, l’attenzione si può gestire.

La prima cosa da fare è ovviamente prevenire la fatica attentiva: dedichiamoci al nostro lavoro – o a qualunque cosa richieda la nostra piena attenzione – quando sappiamo di avere la batteria carica. Non è facile, certo, perché le cose della vita che richiedono la nostra piena attenzione sono tante. Con un po’ di organizzazione, però, possiamo cavarcela: per esempio pianificando le attività, curando la gestione del tempo, rendendo gli spazi di lavoro il più possibile comodi e funzionali.

 

Nonostante questi accorgimenti, può succedere che mentre ci dedichiamo a qualcosa e cerchiamo di concentrarci su quello, la nostra attenzione venga catturata da altro: sto scrivendo questo articolo e mi viene in mente un’idea per una storia, sono a cena con la persona amata e mi rendo conto di non aver risposto a una email di lavoro – insomma, mi distraggo.

 

In questo caso la strategia è molto semplice: scrivere tutto. In altre parole, buttiamo giù una nota veloce su ciò che ci ha distratto: questo semplice gesto libererà la nostra mente dal compito di trattenere quei pensieri, perché saprà che non andranno persi, e la nostra attenzione potrà tornare all’articolo o alla persona amata.

 

Perché questa strategia funzioni, dobbiamo decidere dove scrivere le note e attenerci a questa decisione: se optiamo per un certo taccuino, scriviamo solo su quello e ricordiamoci di consultarlo regolarmente per processare le note e decidere cosa farne. Al massimo, scegliamo un supporto cartaceo e uno digitale, ma non di più, che siano in linea con le nostre preferenze e abitudini.

 

Altrettanto spesso, però, il problema non sono le distrazioni, ossia i vagabondaggi della nostra mente, ma le interruzioni: qualcosa o qualcuno che, dall’esterno, si intromette in ciò che stiamo facendo e storna su di sé la nostra attenzione.

 

Viviamo nell’età dell’informazione e del conseguente sovraccarico informativo, veicolato soprattutto dall’universo digitale in cui siamo immersi. E una parte enorme delle interruzioni proviene proprio da quell’universo, dove si annidano veri e propri ladri di attenzione che irrompono nella nostra vita attraverso il telefono, l’email, i social, ecc.

 

Anche in questo caso, la strategia per proteggere l’attenzione è molto semplice: dire di no. Ovvero, spegnere il telefono o almeno abbassare la suoneria, eliminare le notifiche, consultare l’email due o tre volte al giorno al massimo. Certo, i ladri di attenzione rimarranno alla nostra porta e prima o poi dovremo occuparcene, ma almeno lo faremo alle nostre condizioni.

 

Altre volte, invece, le interruzioni provengono da persone a cui teniamo: la richiesta urgente di una collega, la telefonata di una persona cara. In questi casi, dire di no è molto più difficile, perché abbiamo paura di deludere o addirittura ferire l’altra persona. Con un po’ di pratica, però, ce la possiamo fare. Spiegare in anticipo che per qualche ora non saremo disponibili, rispondere alle telefonate con messaggi gentili che annunciano una richiamata, affiggere garbati cartelli alla porta dell’ufficio: gli accorgimenti per evitare anche questo tipo di interruzioni sono diversi. Del resto, spesso in questi casi dire di no significa dire “non ora”: non è un rifiuto definitivo, ma un semplice rinvio.

 

A pensarci bene, la madre di tutte le strategie per proteggere l’attenzione è fare una cosa alla volta.

 

La scienza lo ha spiegato in tutti i modi: per la mente umana, il multitasking è impossibile. Al massimo possiamo fare contemporaneamente due cose: una che richiede attenzione e una che si può fare in automatico (per esempio, chiacchierare mentre guidiamo in condizioni tranquille). Quando crediamo di fare multitasking su attività che richiedono attenzione, in realtà stiamo solo passando velocemente da un’attività all’altra. Ma questo passaggio ha un costo, perché la nostra mente deve affrontare lo sforzo di abbandonare l’oggetto della sua attenzione e focalizzarsi su altro: è il cosiddetto task switching, che fa perdere tempo e aumenta la fatica attentiva.

 

Per finire, vi invito a riflettere sullo stress, e a quanto la fatica attentiva possa acutizzarlo. Spesso siamo stressate proprio perché abbiamo “troppe cose a cui pensare”. E lo stress, a sua volta, può arrivare a stroncare il nostro desiderio creativo. Ed ecco che torna il desiderio, l’altro pilastro della creatività insieme all’attenzione.

 

Abbiamo visto che è imprevisto, incondizionato, ma una cosa possiamo comunque farla per sostenerlo: proteggiamo la nostra attenzione, e anche il desiderio riprenderà vita.

 

 

Cristina Biasini è sceneggiatrice, consulente, esperta di organizzazione personale. 

Biasini ha parlato dei temi dell’articolo nell’appuntamento di networking che si è svolto a Roma lo scorso 24 maggio 2022 nel light talk Come potenziare la creatività? Organìzzati

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