Amleta, il #MeToo
e certe narrazioni

30 Gennaio 2023

Le scorse settimane di gennaio, grazie a un articolo de La Repubblica, quasi improvvisamente si è tornato a parlare del #MeToo italiano.

 

L’occasione dell’articolo è stato il lavoro che svolge già da tempo Amleta, volto a scoperchiare la violenza e la discriminazione di genere intrinseche al mondo del teatro.

 

Amleta è l’associazione fondata da 28 attrici nel 2020 per contrastare la disparità e la violenza di genere nel mondo dello spettacolo, che ha posto subito al centro del proprio lavoro la raccolta dei dati e il monitoraggio delle differenze di trattamento tra donne e uomini nel mondo dello spettacolo  grazie al progetto Osservatoria, che si avvale del supporto dell’associazione Differenza Donna per quelle situazioni che richiedono un intervento sul piano penale o civile.

 

Nel novembre 2021 Amleta ha lanciato la campagna social Apriamo le stanze di Barbablù, tramite  la quale sono arrivate numerose testimonianze di molestie e abusi che possiamo ritrovare con l’hashtag #apriamolestanzediBarbablù sui  social.

 

Il 7 gennaio 2022 La Repubblica rivela che c’è qualcosa di marcio sul palcoscenico nell’articolo La rivolta delle attrici molestate: Basta, in  Italia il MeToo non è mai iniziato di Eugenia Nicolai (qui contenuto disponibile con abbonamento).

 

L’attenzione de La Repubblica prosegue durante il mese, risvegliando così altre testate. Inevitabilmente parte subito la caccia al nome, la caccia al gran colpevole

 

L’11 gennaio Amleta risponde così sui social:

 

“Rispondiamo a chi chiede di fare nomi, che i motivi per cui questi vengono omessi sono prettamente legali: Amleta è impegnata in alcuni procedimenti giudiziari, per il buon esito dei quali la riservatezza è fondamentale.

 

Inoltre, crediamo fermamente che i processi vadano svolti nelle sedi opportune, che media e social vadano usati per puntare l’attenzione sulla violenza sistemica che caratterizza la nostra cultura, non sul singolo caso”.

 

e precisa

 

“Conosciamo la difficoltà di chi condivide le proprie esperienze, andando incontro a pregiudizi culturali e stereotipi, che portano a veri e propri processi mediatici: perché non te ne sei andata? perché non hai denunciato prima? perché denunci proprio ora?

 

Questa dinamica ha un nome: vittimizzazione secondaria.  E di fatto sposta la responsabilità dall’aggressore alla vittima, esponendola a ulteriori traumi e scoraggiandola a perseguire un’eventuale azione legale”.

 

Le  istituzioni fanno sentire la loro voce il 12 gennaio attraverso la dichiarazione del Ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano che dichiara. “Fatte le opportune valutazioni sul quadro normativo sono pronto a valutare anche l’ipotesi di escludere, ad esempio dalle provvigioni che vengono dal Mic, quelle aziende dove si sono rilevati casi di questo tipo” e sottolinea l’importanza del lavoro svolto dall’Osservatorio per la parità di genere dello stesso ministero.

 

Quell’Osservatorio che aveva ascoltato in audizione già dall’inizio del 2022 Amleta stessa e associazioni come Unita, Dire Fare Cambiare e la stessa WIFTM Italia presentare i dati della disparità e la richiesta di codici di condotta e la  loro applicazione sui set, in teatro, nei luoghi di lavoro e di studio (cfr. Osservatorio per la parità di genere. Primo rapporto annuale)

 

Intanto la pressione continua, la stampa mescola e talora confonde dati e storie provenienti dal palcoscenico con quelli dal set, si discetta di intimacy coordinator e si raccolgono testimonianze.

 

Amleta decide di far arrivare forte, chiaro e senza filtri il proprio messaggio e indire la conferenza stampa Un #MeToo italiano? Le attrici alzano il sipario sulla violenza che si tiene presso  l’Associazione della Stampa Estera il 16 gennaio, disponibile qui.

 

In questa occasione Cinzia Spanò, Presidente di Amleta, presenta in maniera analitica i dati delle segnalazioni raccolte:

 

Gli abusi sono commessi per la maggior parte da:

 

Registi: 41,26%,

Attori:  15,7%,

Produttori: 6,28%.

 

Ma si contano anche Insegnanti (5,38%) e poi in percentuale minore:

 

Casting Director

Agenti/manager

Aiuto regista/aiuto casting

Critici e/o giornalisti.

 

Per il report completo qui.

 

La parola passa quindi alle attrici di Amleta, che leggono alcune testimonianze ricevute, trasportando i/le presenti in quelle stanze di Barbablù dalle quali le donne non sempre sono riuscite a scappare.

 

Sono poi intervenute Elisa Ercoli, Presidente Differenza Donna Aps e le avvocate della associazione, Maria Teresa Manente e Chiara Colasurdo.

 

Hanno portato il loro contributo inoltre l’onorevole Cecilia D’Elia, la senatrice Valeria Valente, le onorevoli Elisabetta Piccolotti e Laura Boldrini.

 

Le attrici di Amleta e le rappresentanti di Differenza Donna

 

La conferenza stampa ha identificato con chiarezza la violenza sistemica radicata nella cultura patriarcale del nostro paese, ma anche la capacità  che ha la cultura ha di poter cambiare se stessa a partire dalla de-oggettificazione del corpo dell’attrice, il più esposto all’abuso, ma certamente non il solo, come sappiamo bene.

 

Come accade, fare chiarezza non basta perché chiarezza ci sia ed evitare di dare a una categoria la facile etichetta di cercatrice di visibilità e/o invitarla a risolvere tutti i problemi trovandosi un protettore, ops un marito ricco (cfr. Molestie: parliamo delle attrici ma anche delle altre di Natalia Aspesi – contenuto disponibile con abbonamento).

 

Amleta si trova così a dover puntualizzare:

 

“(…) dobbiamo segnalare che alcune particolarità della nostra professione espongono maggiormente le attrici: le attrici lavorano col corpo, le attrici lavorano con una materia psichica che necessita dell’abbassamento di molte difese e la creazione di un legame di fiducia con chi le guida, le attrici sono lavoratrici precarie a vita e fanno continui colloqui di lavoro (provini) che sono -dati alla mano- i momenti in cui maggiormente si concentrano gli abusi, le giovani attrici vengono bombardate sin dalle accademie con una retorica che riguarda la professione, una retorica vecchia e ridicola che è ora che tramonti per sempre

 

(…) le attrici non sono solo le celebrità. Siamo al fianco di tutte, famose o meno, riconoscendo differenze e assonanze nell’esposizione alla violenza e alla possibilità di sottrarsi e difendersi. Tuttavia le associazioni ci permettono di non parlare della singola attrice ma di provare a dare voce a tutte quante. Non facciamo nessuna rivelazione dicendo che più si è precarie, giovani, economicamente fragili, o appartenenti a minoranze che fanno ancora più fatica a lavorare, e più si è esposte

 

Sentendoci connesse alla lotta di tutte le donne, usiamo la visibilità che le attrici hanno in questo momento per chiedere l’introduzione del reato di molestia sessuale sui luoghi di lavoro, uno strumento che sarà fondamentale per tutte le lavoratrici di tutte le professioni.”.

 

E aggiungono e vogliamo sottolinearlo:

 

”Il #metoo segna un prima e un dopo nella storia della nostra cultura.

La sua caratteristica è che le donne non cercano di fare la differenza soltanto per sé stesse, ma per tutte le altre. Il femminismo è cura, ed esclude un meccanismo in cui a salvarsi sono solo alcune mentre le altre vengono lasciate a sbrigarsela da sole. Nel femminismo nessuna deve essere lasciata indietro. E’ l’esatta contrapposizione alle narrazioni che vedono vincenti e perdenti che ci sembra ci stiano riproponendo alcuni articoli comparsi sulle maggiori testate italiane in questi giorni, in cui ci sembra di capire che le vincenti sono le attrici e tutte le donne che hanno sposato uomini talmente potenti da essersi messe al riparo da ogni pericolo di abuso”.

 

E’ necessario che anche la narrazione della stampa faccia un scatto, che anche i media sappiano raccontare il #MeToo non come un  insieme di scandaletti pruriginosi, ma come l’aculeo visibile di un sistema disumanizzante e velenoso che ha reso tossico il passato e il presente e che si appresta fare lo stesso con il futuro, se non crediamo insieme che il presente possa essere cambiato e se non ci impegniamo in prima persona.

 

Consapevolezza, capacità di lettura di sistemi complessi e soprattutto collaborazione, partiamo da qui.

 

Non è mai stata e non sarà mai una passeggiata, cerchiamo di non perdere il fiato questa volta.

 

 

Letture:

L’esperienza americana: #MeToo, 5 Years Later: Survey Reports Employees Still Experiencing Abuse, Harassment in Hollywood – The Hollywood Reporter

L’analisi condivisa dalla storica rivista femminista Ms.:  #MeToo, Five Years Later by Carrie N. Baker 

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