Women Talking

30 Settembre 2022

E’ stato presentato in anteprima mondiale al Toronto Film Festival e si candida a essere uno di quei titoli di cui sentiremo parlare molto.

 

Prodotto dalla Plan B di Brad Pitt e da Hear/Say Productions di Frances McDormand, produttrice di Nomadland, Women Talking è il nuovo film della regista Sarah Polley che è anche autrice della sceneggiatura.

 

Polley, attrice nota per ruoli in film come Exotica e Mr. Nobody, ha iniziato nel 2006 a dedicarsi anche alla direzione di lungometraggi in veste di regista e sceneggiatrice, ottenendo una candidatura al premio Oscar per la miglior sceneggiatura non originale per Away from Her – Lontano da Lei.

 

Come si evince già dal titolo, è un film con una forte connotazione al femminile e da un  grande cast corale fra cui spiccano Rooney Mara (Millennium – Uomini che odiano le donne, Nightmare Alley), Claire Foy (The Crown), Jessie Buckley (The Lost Daughter) e la stessa Frances McDormand (Nomadland).

 

Tratto dal romanzo omonimo di Miriam Toews, pubblicato nel 2018 ed eletto miglior libro dell’anno dal The New York Times Book Review, il film racconta la storia di un gruppo di donne appartenenti ad un’isolata comunità religiosa che lottano per riconciliare la loro fede con gli abusi e le violenze sessuali subite dagli uomini all’interno della comunità.

 

Nella comunità, le donne venivano narcotizzate con lo spray per le mucche e poi stuprate nel sonno. Si svegliavano doloranti, sanguinanti e si sentivano dire che era tutto frutto della loro sfrenata immaginazione, o eventualmente del diavolo. I colpevoli invece, erano uomini della comunità: zii, fratelli, vicini, cugini.

 

Erano donne sottomesse, abituate a obbedire.

 

Nascoste in un fienile, prendono in mano, per la prima volta, il proprio destino.

 

Gli uomini avevano sempre negato tutto parlando di “fervida immaginazione femminile” o considerando quei lividi e quelle ferite come una prova dei “comportamenti peccaminosi” messi in atto dalle donne stesse.

 

Tuttavia, la scoperta di quanto criminale avveniva di notte, ha portato all’intervento delle autorità e a diversi arresti.

 

Con la cauzione pagata, i carnefici stanno per tornare in libertà e 24 ore prima che ciò avvenga le donne si confrontano sul da farsi. Discutono su eventuali decisioni da prendere e che costringono ognuna a porsi domande fondamentali: andare via da lì e iniziare una nuova vita altrove? Restare e perdonare gli uomini? Non muoversi e combattere per il cambiamento?

 

Che fare adesso, con questi uomini, che sono in carcere, ma presto usciranno su cauzione e torneranno a casa? Perdonare, come vorrebbe il pastore Peters? Rispondere con la violenza alla violenza? O andare via, per sempre, per affermare una vita diversa, di rispetto, amore e libertà?

 

Sebbene dietro alle discussioni ci siano dei retroscena molto violenti, il film non lo è mai, Ci ritroviamo davanti a una comunità di donne che sono chiamate, in un arco di tempo molto limitato, a capire quale sarà la loro risposta collettiva.

 

Le otto donne che si riuniscono nel film devono farsi carico della risoluzione definitiva da attuare. Tutte e cento le donne della comunità hanno già votato, ma non sono arrivate a una netta presa di posizione. Tocca a loro capire che direzione prendere.

 

Le otto appartengono a due differenti famiglie. La prima è composta da Agata (Judith Ivey), dalle sue due figlie Ona (Rooney Mara) e Salome (Claire Foy), e da Neitje (Liv McNeil), una nipote di Salome. La seconda è formata da Greta (Sheila McCarthy), dalle figlie Mariche (Jessie Buckley) e Mejal (Michelle McLeod) e dalla nipote Autje (Kate Hallet), figlia di Mariche.

 

Una terza famiglia guidata da Scarface Janz (Frances McDormand) viene invitata alla prima parte della discussione. Scarface è accompagnata dalla figlia Anna (Kira Guloein) e dalla nipote Helena (Shayla Brown). Tuttavia, Scarface rappresenta la posizione minoritaria delle donne della comunità: quella di chi vuole restare e non far nulla. Per lei, la sopravvivenza al di fuori della setta è impossibile e la sua obbedienza religiosa è tale per cui la discussione non ha nemmeno ragione di esserci. Il rischio di essere scomunicate ed esiliate è, secondo lei, grande e insopportabile, per cui gli uomini dovrebbero essere perdonati e lo status quo mantenuto.

 

Salome è invece quella più combattiva. Secondo lei, occorre restare e combattere. Chiede vendetta e non teme l’ira divina. Mejal è meno aggressiva ma condivide l’esigenza di prendere posizione, mentre Mariche teme che le loro lotte non servirebbero a nulla, costringendole ugualmente a perdonare i carnefici. Date le premesse, la tensione sarà destinata a salire. Cosa è più importante proteggere i figli e le figlie o obbedire ciecamente alle autorità maschili?

 

Ad assistere le donne c’è August Epp (Ben Whishaw), un animo gentile che è considerato poco virile dagli altri uomini della comunità. August insegna nella scuola, destinata ai soli ragazzi, le ragazze devono rimanere ignoranti secondo i precetti imposti ed è innamorato di Ona. Ha il compito di redigere il verbale dell’incontro, dal momento che tutte le donne sono analfabete.

 

La storia prende ispirazione da uno stupro seriale avvenuto realmente in una colonia mennonita boliviana nel 2009.

 

La gestione da parte della regista di discussioni così terribili è densa di grazia, sensibilità ed umorismo, che danno sollievo ad argomentazioni non prive di oggettiva difficoltà emotiva.

 

Women Talking e noi parleremo di loro!!!

 

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