Ricordando Lina Wertmüller
– di Claudia Catalli

23 Dicembre 2021

“Non ho mai avuto paura prima di girare. E’ un bel gioco il mio mestiere. Posso dire di aver giocato tutta la vita, mi sono divertita”.

 

Mi restano impresse le sue parole colme di entusiasmo mentre riguardo questa foto. In quell’occasione conducevo il CineCocktail con Lina Wertmϋller e il suo amico di sempre Giancarlo Giannini. C’erano anche Massimo Wertmuller e Valerio Ruiz, regista del documentario Dietro Gli Occhiali Bianchi che stavamo presentando in anteprima alla Mostra del Cinema di Venezia con Studio Universal, diretto allora dalla nostra socia e amica M. Theresia Braun.

 

Il mio è un mestiere strano, ti fa conoscere leggende per una manciata di tempo e ti lascia dentro la voglia di ricordarle e raccontarle come meritano, insieme alla consapevolezza che nulla di ciò che potrai scrivere sarà mai abbastanza. Posso però dire che quella che partì come un’avventura professionale seguitò come un’esperienza umana: tempo dopo telefonai a Lina il giorno del suo novantesimo compleanno per farle gli auguri. Il timore reverenziale aveva già ceduto il passo alla consapevolezza di avere a che fare con una donna libera, tutt’altro che docile, incline allo sberleffo (chi l’ha intervistata sa bene che il suo “Ma che domanda è?” era per lo più un affettuoso intercalare).

 

Parlammo di tutto, compreso della sua nomination all’Oscar come miglior regista, prima donna nella storia: “Fu una cosa carina – mi disse – Diciamo pure un’emozione. Ma di fatto nessuno mi diede un Oscar e non mi interessa: il vero premio viene dal lavoro”. Mi raccontò che era felice dei suoi novant’anni, trascorreva le sue giornate “beatamente sdraiata, guardo la televisione – la signora Fletcher, soprattutto – sto con mia figlia, qualche volta esco”. Mi svelò un animo romantico, confessando di pensare continuamente al suo grande amore Enrico Job. “Lei l’ha conosciuto? Se no, non può capire. Aveva una grandissima intelligenza e cultura, era bellissimo, pieno di fantasia”. Mi feci raccontare il loro primo appuntamento: “Eravamo da un amico a cena, arrivò in ritardo come sempre. Gli ho detto subito una parolaccia: “Lei è lo str**o che aspettavamo”. E da lì è nato l’amore”.

 

Mi giurò di continuare a sentire “Giancarlo Giannini, un grande amico per tutta la vita” e negò profondamente ogni maschilismo nel mondo del cinema. “Non mi è mai parso un mondo maschilista, certo bisogna avere carattere, ma io ero molto attenta a farmi rispettare”. Sul senso della vita, sbuffò un po’, la definì tanto per cambiare una domanda inutile, e rispose: “Vivere. Cercare un modo di essere felici. Incontrare persone speciali”.

 

Mi confermò di non essere affatto religiosa, quanto al credere a un Aldilà per gli artisti mi rispose: “Mah, che ti devo dire: speriamo bene”.

 

Buon viaggio, Lina.

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