Protagoniste:
Barbara Pavone

28 Aprile 2022

Chief Marketing & Sales Officer in Lux Vide, con la responsabilità di marketing, vendite, branded content e business development, la nostra socia Barbara Pavone ha alle spalle ha una lunga carriera manageriale nell’intrattenimento e nel largo consumo, dalle esperienze in Unilever, Bolton Group e British American Tobacco, agli ultimi sette anni in Warner Media.

 

Abbiamo voluto tastare il polso così come si misura la temperatura, in maniera estemporanea e veloce, ponendo alcune domande sulle tematiche per noi di cruciale interesse a una professionista come Pavone che in tempo reale ci ha dato una visione di quello che è il punto di vista di chi propone storie principalmente per le reti nazionali e di conseguenza ha un compito importantissimo nello sviluppo della cultura di questo paese.

 

 

La tua esperienza dimostra che le donne in italia possono ambire ed ottenere ruoli apicali e decisionali. Ti consideri una eccezione? La parità di genere non è più una chimera?

 

Il mondo dell’intrattenimento è a mio avviso uno dei settori più avanzati nel tema dell’empowerment femminile ed equilibrio di genere.

 

Nel corso della mia carriera, infatti, ho avuto l’opportunità di lavorare con diverse top executives donne, sia in Italia che all’estero, da Warner a Universal, da Discovery a Disney e Netflix, portatrici di un brillante esempio di grande professionalità manageriale combinata alla sensibilità verso i gusti del pubblico di riferimento, le tendenze del mercato ed il prodotto finale.

 

In particolare negli ultimi anni abbiamo assistito ad un’accelerazione dell’equilibrio di genere, sia on che off camera, soprattutto a livello internazionale.

 

Penso a talenti femminili premiati con i più alti riconoscimenti, come l’Oscar alla regia di Jane Campion,  un ruolo storicamente più “maschile” e registe emergenti come Greta Gerwig di Piccole Donne. O pluripremiate attrici di Hollywood che hanno fondato case di produzione di successo, come Reese Witherspoon con la sua Type A e Nicole Kidman fondatrice e produttrice della Blossom Films. E ancora, showrunner come Shonda Rhimes con un track record invidiabile anche per i suoi colleghi uomini.

 

Le grandi major e piattaforme streaming sono in prima linea con progetti strategici sul tema più generale dell’inclusività, dell’equità e della diversity, fissando dei criteri di rappresentanza del genere femminile tra autori, produttori, registi e attori.

 

Semmai è proprio l’Italia che ancora viaggia con un po’ di ritardo, come testimonia il relativamente esiguo numero di registe donne e soprattutto di “maestranze” che lavorano dietro le quinte. In tal senso, credo fortemente all’importanza di una progettualità in tale direzione, guidata da talenti di successo del calibro di Valeria Golino, Alice Rohrwacher o giovani artiste come Giulia Steigerwalt che insieme a Sara Casani e Veronica Leoni hanno creato Lynn, una sezione di registe donne, che al momento rappresentano solo l’8 per cento rispetto ai colleghi uomini.

 

Ed è per questo motivo che ammiro e sostengo il progetto di WIFTM, perché aiuta noi donne del settore a fare network e al contempo a sostenere le giovani leve fin dal corso di studi, creando opportunità di ingresso e crescita nello sfidante mondo dell’intrattenimento.

 

 

Secondo la tua esperienza, il gap sui compensi degli artisti, fra uomini e donne si sta riducendo nel tempo o il vero talento non ha mai avuto genere?

 

In base alla mia valutazione il gap sui compensi si sta riducendo, sia a livello manageriale, sia nel mondo degli artisti. A guidare è sempre di più il talento della persona ed il valore che riesce a creare, per il pubblico e per il settore.

 

E’ semmai la disparità nelle opportunità che continua a generare questo gap e sul quale occorre lavorare in modo sistemico. Borse di studio, percorsi agevolati, sostegno alla maternità sono solo alcuni degli strumenti che abbiamo a disposizione per ridurre gli ostacoli e sostenere la carriera delle donne nei diversi ruoli lavorativi dell’intrattenimento.

 

 

La strategia di Lux Vide, uno dei maggiori player nel campo delle fiction, prevede un’attenzione particolare verso i temi di emancipazione femminile e del politically correct pur nel rispetto della tradizione? In che modo?

 

Innovazione nella tradizione è da sempre la linea della Lux Vide. La nostra società è un esempio virtuoso di come il talento femminile sia riconosciuto sia davanti che dietro lo schermo. La nostra squadra di autori, per esempio, è guidata da Elena Bucaccio con due responsabili dello sviluppo editoriale rispettivamente locale – Sabina Marabini – e internazionale – Benedetta Galbiati.

 

In ruoli manageriali cardine come il CFO – con Valentina Monaca – ed il capo del Legal and BA – Manuela Monterossi – si conferma che semmai in azienda abbiamo un tema di “quote azzurre”. Scherzo!!

 

È nel dna della Lux, sin dalla fondazione, avere le donne al centro del successo e della creatività. Nelle nostre serie storiche, come Che Dio ci Aiuti, la protagonista è una donna, attorno a cui ruotano tanti personaggi femminili variegati. Abbiamo una library ricca di titoli dedicati alle grandi donne che hanno fatto la storia, come Coco Chanel, Callas Onassis o Atelier Fontana, tanto per citare alcuni esempi.

 

Infine, la testimonianza di maggiore successo recente di empowerment femminile è proprio Blanca, la serie con protagonista Maria Chiara Giannetta nel ruolo di una profiler non vedente, che ha trasformato una sua disabilità in un super potere ed è un esempio per tutti di forza e sensibilità insieme. Due caratteristiche che a mio avviso rendono speciali noi donne!

 

 

Il movimento del #MeToo ha avuto delle ripercussioni nei comportamenti all’interno della vostra azienda e se sì, quali?

 

Il nostro gruppo, che ha la parola “Luce” nella sua label, da sempre illumina le figure femminili, grazie sia a Matilde Bernabei, che da co-fondatrice prima e Presidente poi della società è stata un punto di riferimento per tutto l’entertainment in Italia.

 

E grazie altrettanto a Luca Bernabei, attuale AD, che ha sempre valorizzato le donne in tutti i ruoli, a partire dalla guida del team creativo, con Sara Melodia prima e con Elena Bucaccio ora. Nonché in lavori storicamente maschili come l’organizzatore di produzione, dove per Don Matteo, la nostra serie più longeva, Livia Leto rappresenta un pilastro da anni.

 

Il #MeToo, quindi, non ha avuto ripercussioni sui comportamenti all’interno dell’azienda, che da sempre si fondano su principi di rispetto, attenzione e trasparenza, sia sul set, sia nei nostri uffici.

 

 

Quali sono le anticipazioni che ci puoi raccontare sui contenuti previsti nelle prossime fiction, a tutela del ruolo della donna, da voi prodotte?

 

Posso anticipare che una delle nostre serie storiche di maggior successo – Un Passo Dal Cielo – nella sua settima stagione vedrà una svolta epocale con l’uscita di Daniele Liotti ed un ruolo ancora più centrale di Giusi Buscemi, un personaggio femminile forte, contemporaneo, in grado di dare uno sguardo nuovo alla serie. Una grande sfida che ancora una volta conferma la vocazione della Lux Vide di scommettere sulle donne in ruoli da protagonista e di rinnovare le proprie serie storiche rimanendo sempre nel cuore degli spettatori.

 

E poi, la nostra prossima serie per un OTT avrà una storia prevalentemente al femminile, con una protagonista inedita che ben incarna le donne contemporanee, chiamate alla sfida tra tradizionali pregiudizi ed il desiderio di emergere nella propria individualità e realizzare i propri desideri.

 

 

Per conoscere meglio Barbara Pavone: LinkedIn

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