In viaggio con Nicoletta Bea

30 Luglio 2021

Se vi hanno sorpreso, incuriosito o anche irritato le nostre grafiche dedicate ad eventi e altri appuntamenti nonché la nostra spettacolare immagine d’apertura, ecco l’occasione perfetta per conoscere la loro ideatrice, la socia e visual development artist Nicoletta Bea.

 

Ciao Nicoletta e grazie per il tempo che ci dedichi sia oggi che quando ti chiediamo aiuto allultimo momento! Questa volta, nessuna fretta. Ci parli un po’ di te?

Sono una disegnatrice con base a Roma, per il momento. Lavoro principalmente nell’animazione 2D, ma quest’anno ho iniziato a collaborare per un progetto a fumetti. In una dimensione parallela del tempo e dello spazio porto avanti un lavoro di traduzione ed editing per un manuale di lingua giapponese. Amo molto l’idea di avere progetti in ambiti diversi su cui concentrarmi, anche se a volte è molto faticoso. Mi serve a rinnovare lo sguardo su ciò che amo e a tenere in allenamento il pensiero critico.

 

L’animazione è stata fin dall’inizio il tuo lavoro ideale?

Il mio percorso formativo è stato tortuoso, ho avuto bisogno di tempo ed esperienze all’estero prima di riuscire a capire cosa volevo e potevo veramente fare.

Ho iniziato con un corso triennale di fumetto, ho preso una laurea in lingue (tedesco e giapponese), ho viaggiato e lavorato a Berlino e a Londra alla ricerca di una dimensione linguistica diversa da quella italiana. Dopo alcuni progetti mai andati in porto, ho seguito un corso intensivo di Storyboard a Milano dove ho iniziato a mettere a fuoco ciò che desideravo fare. E per seguire il filo che avevo finalmente trovato ho investito su un corso in Visual Development e Art Direction presso Idea Academy a Roma. In quell’anno ho scoperto le possibilità lavorative che volevo far mie e per le quali sentivo un forte richiamo.

Dopo questo periodo di formazione sono partita con il mio portfolio e tanta determinazione per un’altra, la quarta, esperienza all’estero. Il piano era semplice: lavorare in studi di animazione a Parigi come background artist. Ho impiegato qualche mese per trovare lavoro e inserirmi nella città, ma una volta messo un piede nell’ambiente il networking ha iniziato a funzionare per trovare di volta in volta nuovi progetti.

 

Roma è la tua città natale. Quando hai deciso di tornare?

Dopo due anni in Francia, sospesa tra la pandemia e una gran voglia di vicinanza all’Italia, ho colto la palla al balzo per tornare a Roma carica della serenità del lavoro in remoto che avevo trovato partecipando al festival online Playgrounds Digital Arts Festival. E in concomitanza con il rientro ho messo a fuoco il desiderio di poter lavorare a progetti di animazione nati e sviluppati in Italia.

 

A cosa stai lavorando?

Al momento sto lavorando per lo studio olandese Submarine; nello specifico mi occupo di dipingere gli sfondi di un lungometraggio animato con tecnica mista. Lavoro in digitale con luci e forme che tracciano gli spazi di una storia semi autobiografica che uscirà per Netflix.

Nel mio lavoro, oltre a una sensibilità pittorica e una conoscenza dei software, è necessario saper fare squadra, bilanciare la competizione, avere capacità di osservazione e comunicazione per fare insieme un lavoro coerente. Stimo molto il lavoro dei colleghi sparsi per il mondo con cui sto collaborando, c’è sempre tanto da imparare osservando il loro approccio.

 

Da dove nasce la tua passione per il disegno?

Il disegno, a prescindere dal lavoro, è per me un modo di misurare e percepire lo spazio. Non so da dove venga questa esigenza irresistibile di osservare e riprodurre.

Tracciare una linea, far spandere un colore o creare uno spazio vuoto tra vari ingombri è un modo per ritrovarsi, o meglio, un modo per miscelare la visione dell’esterno con la percezione di un universo intimo che a volte si staglia chiaro e invade lo spazio, altre è invece più rarefatto, come una grana sul fondo degli occhi. Non è sempre facile, ciò che si ha di fronte agli occhi suscita pensieri ed emozioni a volte difficili da gestire.

Osservare le cose nella dimensione del disegno non vuol dire rifugiarsi nella fantasia per scappare dalla realtà, ma piuttosto un modo di partecipare e tracciare la propria presenza nel mondo.

 

Meglio il foglio o la tavoletta grafica?

Lavoro quasi esclusivamente in digitale, ma quando ho imparato a disegnare non c’erano i pc e il privilegio del ctrl+z, ogni linea era carica di una grande responsabilità. Per rimettermi in gioco ho dovuto riniziare da zero e imparare nuovamente a tenere una matita in mano, questa volta non su un foglio ma su una tavoletta grafica. Ho guadagnato un nuovo strumento di espressione, quello digitale, senza più odiarlo. Superare questo scoglio mi ha dato un grande desiderio di continuare a cercare sfide per acquisire nuove competenze, imparare nuovi linguaggi senza temerli perché diversi da ciò che riuscivo a fare istintivamente.

 

Progetti per il futuro?

Non so se il futuro sarà in Italia o all’estero, al momento è impossibile fare piani. Sarebbe bello poter rimanere in Italia e creare ponti di collegamento tra autori e tecnici interessati a investire insieme nell’animazione. Sto cercando di continuare a collaborare a progetti in grado di veicolare storie forti, che parlano del mondo in cui viviamo da punti di vista diversi. Vorrei in particolare esplorare le potenzialità del documentario animato e lavorare alla fase di elaborazione di concept, dove si cercano diverse possibilità grafiche per definire lo stile del progetto che verrà realizzato.

 

Spero che l’industria cinematografica in Italia possa slegarsi dallo stereotipo “disegno/cartone animato = prodotto per bambini” e dare maggiore spazio a progetti più coraggiosi, aprendosi a un pubblico più ampio.

 

Grazie a Nicoletta Bea per averci fatto entrare nel suo mondo e aver condiviso le sue esperienze e riflessioni. Per conoscerla meglio e per creare ponti dentro e fuori l’Italia:

 

ARTSTATION Nicoletta Bea

LINKEDIN Nicoletta Bea – Background painter – Submarine

INSTAGRAM Nicoletta Bea (@nicoletta_bea) • Instagram photos and videos

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