Kate e Kamala:
spazio alle teenager di casa Marvel!
– di Emanuele La Veglia

28 Luglio 2022

Negli anni 2000 le novità della Marvel erano attese soprattutto da persone nostalgiche che ritrovavano sul grande schermo eroi come Spiderman o i Fantastici Quattro, ammirati durante l’infanzia. Con il tempo si è costituito poi un vero e proprio universo, detto MCU,  a cui è diventato difficile stare dietro, perché ai lungometraggi si è aggiunta, con il proliferare delle piattaforme streaming, la galassia delle serie TV.

 

Il format di proporre una storia non in due o tre ore consecutive ma attraverso piccoli spezzoni da 40 o 50 minuti funziona soprattutto con le ultime generazioni, divise tra Prime Video, Disney+, Netflix e via discorrendo. Un target che necessita di esempi alla propria portata, magari inseriti all’interno di un contesto scolastico, con eventuali problemi familiari da risolvere e altre dinamiche relazionali.

 

Nasce così Hawkeye, la serie in cui l’Avenger Occhio di Falco è affiancato dalla ventiduenne newyorkese Kate Bishop, che diventa l’allieva prediletta del noto arciere già spalla di Vedova Nera. La voglia delle donne di emergere in un panorama riservato agli uomini è tanta e le bambine hanno bisogno di modelli a cui ispirarsi. Ovviamente, nella realtà, non esistono i superpoteri, ma quello che riscuote audience è la determinazione della protagonista e la capacità di risolvere, anche da sola, situazioni intricate. Senza svelare particolari a chi non l’avesse seguita, possiamo solo accennare a un controverso rapporto con la madre che si rivelerà determinante nel corso della trama.

 

Una situazione analoga si verifica con Kamala Khan, al centro delle sei puntate di Ms. Marvel, ispirata ai rispettivi comics ma con delle tinte nuove.

 

La narrazione si apre infatti con l’AvengerCon, un evento, stile fiera dei giorni nostri, a cui la giovane Kamala, di origini pachistane, partecipa vestita da Capitan Marvel. Un punto cruciale perché il riferimento stavolta non è un uomo (come successo in relazione a Clint Barton) bensì la fenomenale Carol Danvers. E il leitmotiv si ripropone in ambito familiare con una discendenza al femminile che parte addirittura dalla bisnonna Aisha, depositaria di un antico segreto.

 

Se Hawkeye ci aveva abituato a un contesto più di azione, a tratti quasi un thriller, in Ms. Marvel c’è più spazio per la riflessione e per i legami interpersonali. Il confine tra “buono” e “cattivo” è, in entrambi i casi, sempre più labile con continui incroci e colpi di scena che rendono gli episodi tutti fondamentali per la comprensione delle vicende.

 

Il messaggio che emerge da ambedue le produzioni è che le donne possono fare tutto: tirare un arco, escogitare un piano, far parte di una banda, cambiare il corso delle cose e battersi per i diritti della propria gente. Se l’investitura arrivava gradualmente nella serie del 2021, in quella lanciata quest’estate la consapevolezza femminile è già il punto di partenza.

 

Già, perché mentre Kate è americana e deve imparare a lottare, Kamala ha delle abilità innate e, al contempo, proviene da un’altra cultura, quella musulmana.

 

E l’integrazione ormai è sempre più al centro delle politiche disneyane, diventando un valore aggiunto e mostrando al pubblico teen una prospettiva geniale e sicuramente inclusiva.

 

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