Il futuro al femminile è ancora tutto da immaginare – di Gloria Puppi

1 Giugno 2024

“Il futuro è già qui, solo che non è stato equamente distribuito” ci diceva in una intervista del 1993 lo scrittore di fantascienza William Gibson. E non possiamo proprio dargli torto, soprattutto se la parola futuro si coniuga al femminile.

 

Sabato 11 maggio, ho avuto il piacere di essere speaker presso il Salone Internazionale del Libro di Torino, in un panel organizzato da FUTURANetwork, l’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile per il Festival dello Sviluppo Sostenibile 2024, chiamato I futuri secondo FUTURAnetwork.

 

Durante l’evento, è stato presentato il volume Mille schegge di futuro, una raccolta di 35 schede dedicate agli argomenti più significativi trattati dal loro sito (più una serie di interviste a personaggi del passato realizzate con ChatGPT).

 

Andrea De Tommasi (Viceresponsabile, futuranetwork.eu), Donato Speroni (Responsabile della redazione, futuranetwork.eu), Gloria Puppi (Script consultant, speculative designer e board member dell’Italian Institute for the Future), Roberto Paura (Presidente, Italian Institute for the Future), Enrico Sassoon (Direttore, Harvard business Review Italia)

 

Mi vorrei quindi soffermare sulla scheda riguardo il futuro della parità di genere, che mi ha molto colpito.

 

Partiamo con le buone notizie: Il World Economic Forum (WEF) prevede che ci vorranno ancora 130 anni per raggiungere la parità di genere a livello globale, a causa delle persistenti disuguaglianze nelle famiglie, sul lavoro, nelle retribuzioni e nelle posizioni dirigenziali e politiche. Il rapporto dell’UN Women e dell’UNDP (il Programma di sviluppo delle Nazioni unite) rivela che meno dell’1% delle donne vive in un Paese con un alto livello di emancipazione femminile, mentre il Global Gender Gap report 2023 del WEF indica che nessun Paese ha raggiunto la piena parità di genere. Nessuno.

 

E pensare che se tutti i paesi si impegnassero a sforzarsi un po’ di più (non solo con le magnifiche iniziative aziendali di parità di genere e diversity & inclusion, ora molto di moda nelle parole ma con pochi fatti), e raggiungessero la parità di genere si avrebbe un aumento del 26% del PIL globale per il 2025. Che sarebbe veramente un numero altissimo. Questo studio interessante è di McKinsey.

 

Ma non solo gli ambienti di lavoro o familiari (secondo stime dell’UNICEF e dell’UNFPA del 2020, circa 650 milioni di ragazze nel mondo hanno già subito matrimoni precoci, con molte di loro già divorziate o vedove), ma anche le nostre città sono progettate solo ed esclusivamente a misura d’uomo (e questa in effetti mi è nuova: non ci avevo mai pensato!).

 

 

Tutto ciò emerge dal libro di Leslie Kern, Feminist City : Claiming Space in a Man-Made World, che evidenzia come i nostri quartieri siano ostili alle donne: le città sono state progettate principalmente da uomini e per uomini, in modo da riflettere e perpetuare le disuguaglianze di genere.

 

Tra i principali argomenti del libro vi sono la sicurezza nelle città, spesso inadeguata per le donne, i sistemi di trasporto pubblico che non considerano i modelli di mobilità femminili, e la scarsa accessibilità ai servizi urbani fondamentali. Kern sottolinea anche la mancanza di spazi adeguati per le attività di cura e la limitata rappresentanza delle donne nei processi decisionali urbanistici, che porta a una progettazione non inclusiva. Utilizzando esperienze personali, dati di ricerca e analisi critica, Kern invita a ripensare le città per renderle più eque e accessibili per tutti i cittadini, indipendentemente dal genere.

 

Ma vorrei concludere con una nota positiva, senza ironia: lo studio If not now, when? realizzato da Accenture, Quilt e Women 20 fornisce dieci soluzioni che sarebbero in grado di ridurre di circa 59 anni il tempo necessario per conquistare questo obiettivo. 

 

E diciamolo, sono tutte di una banalità spiazzante e ovvia, per noi donne.

 

Le soluzioni proposte includono l’istituzione di obiettivi per incrementare progressivamente l’assunzione di donne nelle organizzazioni, il riconoscimento del lavoro non retribuito (quello casalingo e di caregiver), una maggiore flessibilità per alleviare il peso delle cure familiari, l’incoraggiamento di percorsi formativi che offrano maggiori opportunità occupazionali alle donne, l’applicazione di politiche di equità retributiva e il miglioramento dell’accesso della popolazione alle tecnologie digitali.

 

Solo quando le città e le società saranno progettate per tutti, senza distinzioni di genere, potremo davvero costruire un futuro equo e inclusivo per le generazioni a venire.

 

Gloria Puppi è story editor, sceneggiatrice e fondatrice di Read My Script, consulente di anticipazione strategica e membro del Consiglio Direttivo dell’Italian Institute for the Future.

Il libro Mille Schegge di Futuro è scaricabile qui MILLE SCHEGGE DI FUTURO

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