Hai un rapporto sano
con i social network?
Un podcast e tanti film
per rifletterci insieme
– di Claudia Catalli

27 Febbraio 2021

Se qualcuno ci avesse detto che l’ossessione del 2021 sarebbe stata l’ascolto delle nostre voci, probabilmente non gli avremmo creduto. Eppure dopo l’overdose di immagini e video, dopo la sovraesposizione dei volti e dei corpi in ogni dove, assistiamo al sorpasso del senso dell’udito sulla vista, dell’interesse più per l’ascolto che per la (ennesima) visione. Lo dimostrano ampiamente il proliferare dei podcast da una parte e la smania di iscriversi tutti prima possibile sul social “solo audio” del momento, Clubhouse (oltre all’ingente quantità di messaggi vocali che scambiamo ogni giorno su ogni tipo di social e piattaforma). Ho dedicato a questo tema la nuova puntata del mio podcast Back to the cinema, nato come risposta “culturale” alla chiusura delle sale cinematografiche. Non a caso nella sigla sentirete Francesco Pannofino dire: “I cinema sono chiusi? E noi apriamo – Un podcast di cinema e visioni per tutti quelli che non hanno voglia di rinunciarci”. La quinta puntata, che trovate qui https://spoti.fi/3dHPSt7, si intitola proprio: Clubhouse, The Social Dilemma e i social che ci (ri)guardano.

 

Nel domandarci come mai ci affanniamo a correre in massa dietro l’ennesimo social network che ci dà l’illusione di sentirci connessi gli uni gli altri, ho pensato a come il cinema avesse già anticipato e raccontato tutto questo. Nella puntata parlo di The Social Dilemma, documentario illuminante in cui chi ha contribuito a fondare aziende che tutti conosciamo (Facebook, Twitter, Google etc) ci racconta come mai “Se non stai pagando per il prodotto, allora il prodotto sei tu”, ma anche di Lei, film di Spike Jonze il cui protagonista – un Joaquin Phoenix nel solito stato di grazia – si innamora di una voce virtuale, quella di Scarlett Johansson (o Micaela Ramazzotti, nella versione italiana).

 

Una volta intervistai David Fincher, cineasta allergico ai social network pur avendo firmato un film – thriller, non a caso – proprio sulla fondazione di Facebook. Mi disse chiaramente: “Non uso social network, quando la mia bambina ha osato postare una mia foto sul suo profilo mi sono arrabbiato. Non conosco followers, considererei mio follower solo chi fosse disposto a uccidere per me”. Uno humour nero che pervade anche il suo film con un bravissimo Jesse Einsenberg nei panni di Mark Zuckenberg e che si ritrova nell’ancora più complottistico The Circle, altro film che ben racconta attraverso i volti di Emma Watson e Tom Hanks i rischi che si celano dietro a un click e a un mondo di iperconnessione in cui ci si registra ogni giorno ovunque, facendo dono dei propri dati personali.

 

D’altra parte immaginare una vita senza social è possibile? Se ci togliessero di colpo tutti i contatti, i followers, i like, le foto e i commenti di amici e parenti come reagiremmo? Mentre ci riflettiamo, in molti lo stanno già facendo, e in massa. Non solo “asocial” convinti, ma anche quelli per così dire “pentiti”. E’ il caso, ad esempio, della modella australiana Essena O’Neill che chiuse i suoi seguitissimi canali Instagram e YouTube, cancellando oltre duemila foto e smascherando le rimanenti, scatto per scatto, per tutta la falsità, la pressione esterna e la depressione nascoste dietro una sua posa. “I social media non sono reali. Ho capito di aver passato gran parte della mia adolescenza dipendendo dall’approvazione degli altri”.

 

Vale allora la pena riflettere sul nostro rapporto con i social, nella consapevolezza delle donne che vogliamo essere oggi e nell’idea di come intendiamo far crescere le donne di domani.

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