Future Thinking –
Macchine volanti nella
fiction e nella realtà

29 Novembre 2022

di Gloria Puppi

Quanti/e di voi pigiati/e quotidianamente come sardine sui mezzi pubblici hanno immaginato di essere altrove, magari di spostarsi su un drone volante per arrivare in ufficio, a casa o in palestra?

 

I film e le serie TV di fantascienza hanno anticipato (come sempre) di decenni le invenzioni ingegneristiche legate al trasporto. Escludendo da questo articolo le navicelle spaziali che sfruttano la curvatura per spostarsi in tempo breve in diverse galassie, voglio raccontarvi come l’iconografia e il cinema dell’ultimo secolo hanno immaginato i trasporti nella nostra vita quotidiana.

 

E partirò da molto lontano, il 1899.

 

Questa è un’immagine che si trova nel bellissimo libro di illustrazione intitolato En l’An 2000 di Isaac Asimov.

 

Qui un artista francese, Jean Marc Cotè, ha immaginato e disegnato gli anni 2000 in tutti i suoi aspetti, ed è curioso come in tante immagini sia stato decisamente anticipatore.

 

Nel 1899 gli aerei non erano ancora stati inventati (occorre aspettare il 1903 con i primi prototipi) ma nell’aria c’erano già mongolfiere e dirigibili. Nel 2000 i nostri predecessori avevano inventato aerei ad uso singolo, seppur pubblici. In Blade Runner (1982) e Ritorno al Futuro parte II (1989), le auto sfrecciano nei cieli con sollevamento verticale, proprio come elicotteri o droni moderni per il trasporto di merci. Nella nostra realtà dovremo aspettare ancora due anni per vedere nei cieli di Roma e di Milano i primi prototipi, ma a breve sarà quotidianità vedere nei cieli i taxi volanti.

 

Con Atto di Forza (1990) si è immaginato il primo trasporto a guida autonoma (nel film guidato da robot-tassisti) come nell’ultima serie in ordine cronologico prodotta, Inverso ora su Prime, che mostra una guida autonoma assistita, con il manto stradale che indica la direzione da seguire, attraverso delle segnaletiche luminose. Nella nostra realtà questa tecnologia è ancora in fase di test. Infatti in Italia sono partite recentemente le prime sperimentazioni di guida autonoma di autobus (con risultati ancora scarsi a causa del traffico umano, infatti le auto in doppia/tripla fila hanno bloccato l’algoritmo interno che non era in grado di riconoscere di nuovo la strada). Tuttavia nel mondo sono già utilizzati questi dispositivi, basti pensare alla società svedese di trasporto merci Einride. In una dimostrazione i camion elettrici a guida autonoma, hanno attraversato un labirinto di fragili vasi cinesi senza neppure sfiorarli, ma si sa, la guida su strada è un’altra cosa.

 

Secondo l’ultimo report della National Highway Traffic Safety Administration degli Stati Uniti, solo nel 2021 ci sono stati all’incirca 400 incidenti stradali negli USA che hanno coinvolto auto a guida autonoma registrando 6 morti e 5 feriti in tutto; di questi incidenti, ben 273 riguardano auto Tesla in modalità autopilota. C’è da preoccuparsi? In realtà no, ma è analizzando questi dati più a fondo che si capisce quanto siano ancora lontanissime nel tempo le auto a guida autonoma. Infatti il 99% dei casi di incidente è da attribuire all’errore umano.

 

Un ultimo caso recente proveniente da Chaozhou, in Cina, racconta di un incidente che ha provocato due morti e tre feriti: il conducente dell’auto Tesla sostiene che l’auto abbia rallentato lungo il ciglio della strada, poi sia partita a folle corsa senza alcun input umano. Ora è al vaglio delle autorità competenti.

 

Interessante ancora il parallelismo con la fiction: l’incidente scatenante della serie Upload (2020, disponibile su Prime) si innesca proprio per uno “strano” incidente automobilistico (l’auto è senza volante, con interfacce smart, parlante, ma anche senza possibilità di innesco di guida manuale), progettato da remoto dai nemici del nostro protagonista. Quanto la fantasia continuerà a superare la realtà?

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