Future Thinking –
Il Design Fiction: A/R per il futuro
– di Gloria Puppi

28 Giugno 2022

Per rendere altamente verosimile una storia ambientata in un tempo passato o futuro, oltre che ad uno studio molto accurato in fase di scrittura, occorre disporre di ottimi reparti di costumi e scenografia.

 

Sì, perché gli oggetti hanno un potere incredibile di rendere più o meno plausibile una storia.

 

Come sostiene la sociologa Wendy Griswold (2005) i device, i manufatti e artefatti non sono altro che oggetti culturali di una data società, “un significato condiviso incorporato in una forma” nei quali gli utenti proiettano dei valori e regole di una società.

 

Stranger Things appassiona così tanto anche perché è stato in grado di ricreare perfettamente il mood di un determinato periodo storico, dall’abbigliamento a tutti i props di scena: biciclette e bibite iconiche, cappellini coloratissimi, magliette identiche a quelle che indossavo io da piccina…

 

Con le storie ambientate nel passato, anche se diciamolo, è sempre un gran lavoraccio, risulta abbastanza lineare la ricerca di verosimiglianza, ma quando ambientiamo una storia nel futuro? Come facciamo a riassumere quel mood in oggetti che non esistono ancora?

 

Oggi andiamo a sbirciare un prodotto audiovisivo per eccellenza: Star Trek, un media franchise di genere fantascientifico che ha avuto inizio nel 1966 con una serie televisiva omonima ideata da Gene Roddenberry, e poi proseguita con altre fortunatissime stagioni, lungometraggi, serie animate e molto altro.

 

La saga Star Trek ha vinto in tutti questi anni 33 Emmy, 5 premi Hugo, vari Saturn Award e un Oscar su 14 candidature ottenute dai film e narra le vicende degli esseri umani del futuro, appartenenti a una Federazione dei Pianeti Uniti che riunisce sotto un unico governo numerosi popoli di sistemi stellari diversi e delle loro avventure nell’esplorazione del cosmo “alla ricerca di nuove forme di vita e di civiltà, fino ad arrivare là dove nessun uomo è mai giunto prima”.

 

Lo sapevate che alcuni degli oggetti che utilizziamo quotidianamente sono stati inventati proprio nelle prime stagioni di Star Trek?

 

Il communicator di Star Trek, appare già dal pilot della serie, The Cage del 1964 ed è utilizzato in particolar modo nelle missioni esplorative per tenere in contatto sia i membri della missione tra di loro sia con l’astronave di appoggio; permettendo di ascoltare e a parlare a lunghe distanze, senza fili. I segnali da e per il communicator, a differenza dei nostri cellulari, sono veicolati via subspazio.

 

 

In quegli anni nessuno avrebbe pensato che un prodotto del genere sarebbe successivamente entrato in tutte le nostre case e tasche.

 

Leggenda vuole che solo una decina di anni più tardi, nel 1973 l’ingegnere senior Martin Cooper che lavorava per Motorola avesse usato un cellulare per chiamare un potenziale concorrente nel mercato della telefonia mobile. Questa è stata la prima chiamata da un telefono cellulare mai fatta. Era un prototipo che impiegava circa dieci ore per caricarsi con cui si era in grado di parlare per soli 30 minuti! Occorre aspettare altri dieci anni per vedere sul mercato i primi modelli di telefono cellulare.

 

Ma non è l’unico oggetto inventato da Start Trek: anche gli auricolari che vengono utilizzati sulla plancia di comando, sono esattamente quelli che utilizziamo noi oggi.

 

Ma ancora, il computer portatile e il Personal Access Data Device (PADD) che noi conosciamo come iPad o tablet, veniva utilizzato come blocco notes dall’equipaggio.

 

Oppure il replicatore di Star Trek: solo nel 2019 un team di ricercatori dell’università della California di Berkeley, guidato dal professor Hayden Taylor, è riuscito a realizzare una sorta di replicatore in grado di creare oggetti più flessibili, morbidi e complessi di quelli realizzabili dalle tradizionali stampanti 3D, ma il prototipo è ancora in fase di studio.

 

Come sostiene la terza legge di Clarke: “Qualunque tecnologia sufficientemente avanzata è indistinguibile dalla magia”.

 

Tutto questo, in termine tecnico, è chiamato Design Fiction: ovvero la creazione di un oggetto che non ancora esiste nella nostra realtà, ma che è perfettamente plausibile in un universo finzionale, con delle regole proprie.

 

Per scoprire altri oggetti del futuro dalle serie di fantascienza che utilizziamo tutti i giorni, mi trovate nella prossima newsletter!

 

Per conoscere meglio e contattare Gloria Puppi: LinkedIn.

Per approfondire l’argomento: L’esplorazione di mondi attraverso l’invenzione di oggetti: il design fiction

A proposito di Future Thinking: Italian Institute for the Future

Letture: Wendy Griswold, Sociologia della Cultura, 2005, Bologna, Il Mulino | Arthur C. Clarke, Profiles Of The Future: Profiles of the Future: An Inquiry into the Limits of the Possible, 1962, New York, Harper & Row

Le tre leggi di Clarke sono tre adagi formulati dallo scrittore britannico Arthur C. Clarke (1917 – 2008):

  1. Quando un illustre ma anziano scienziato sostiene che qualcosa è possibile, ha quasi certamente ragione. Quando sostiene che qualcosa è impossibile, ha quasi certamente torto.

  2. L’unica maniera per scoprire i limiti del possibile è avventurarsi poco al di là di essi nell’impossibile.

  3. Qualunque tecnologia sufficientemente avanzata è indistinguibile dalla magia.

 

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