Full time – Al cento per cento

28 Marzo 2022

In uscita nelle sale il 31 marzo 2022 un piccolo gioiellino della produzione francese: Full Time – Al cento per cento (À plein temps).

 

Premio per la migliore regia al canadese residente in Francia, Eric Gravel e per la migliore attrice protagonista a Laure Calamy nella sezione Orizzonti della Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia 2021, Full Time testimonia ancora una volta la grande sensibilità sociale del cinema francese, che con film piccoli come questo riesce a regalarci delle visioni sui temi più preoccupanti della società occidentale.

 

Un ritratto impressionante e intenso di una donna forte che si sacrifica per i suoi figli, ma che ha ancora l’ambizione di avere successo nella sua professione. La storia racconta il rapporto di questa super mamma con il suo lavoro. Julie, la protagonista, pensa di essere in grado di fare tutto, i bambini e il lavoro…ma lei?

 

Laure Calamy (Call my Agent, Io, lui lei e l’asino) ha la rara capacità di esprimere dramma e commedia allo stesso tempo. Parla di uno stato di emergenza che è comune a molte persone nel racconto: anche il capo di Julie ha dei problemi, ci sono paralleli tra le donne, e la stessa cosa vale per la donna più anziana che si prende cura dei figli di Julie. Sembra quasi che in realtà siano tutte la stessa donna, ma in momenti diversi della loro vita.

 

Julie ha due figli, un ex marito che è sempre in ritardo con l’assegno di mantenimento e un lavoro molto al di sotto delle sue capacità, con il quale mantiene a stento la famiglia. Ogni giorno si sveglia prima dell’alba, affida i bambini a una vicina anziana che le ha già detto che non ce la fa a tenerli, e si butta nel traffico del lungo tragitto che la porta dai sobborghi di Parigi alla capitale francese.

 

Dato che in Francia in quel momento è in corso un prolungato sciopero dei mezzi di trasporto, arrivare in città diventa un’impresa rocambolesca, cui Julie si dedica con ogni stratagemma.

 

Il management dell’albergo a cinque stelle presso cui è capo cameriera però non accetta scuse, e minaccia ad ogni ritardo di privare la donna dell’unico lavoro che è riuscita ad ottenere, quando invece sarebbe qualificata per occuparsi di statistiche di marketing.

 

Tutto il film è una corsa trafelata contro il tempo e il percorso a ostacoli di una mamma single lavoratrice attraverso la contemporaneità.

 

L’eccellente regia di Eric Gravel asseconda il ritmo affrettato e la preoccupazione costante di Julie, facendoci fare il tifo per lei dalla prima all’ultima scena, ma anche ricordandoci quanto tutti noi viviamo di corsa, inseguendo lavori sempre meno pagati e sempre più stressanti.

 

Vivere in città le renderebbe la vita più semplice, ma la donna non vuole far crescere i propri figli in un pollaio, quindi è costretta a un estenuante pendolarismo. La pellicola è ambientata durante il lunghissimo braccio di ferro tra sindacati dei trasporti e governo francese, che qualche tempo fa paralizzò per settimane i trasporti e Julie è costretta a soluzioni sempre più ingegnose e disperate (furgoni a noleggio, autostop, car sharing, hotel d’infimo livello) per tornare dai suoi figli e presentarsi al lavoro.

 

Il marito non le paga gli alimenti, i datori di lavoro le contestano i ritardi nonostante la situazione, le persone intorno a lei le chiedono di ridimensionare la sua ambizione. Che vada a vivere a Parigi, che cerchi un lavoro presso un supermercato locale, che smetta di sognare un impiego dignitoso nel settore che le compete: il marketing e le statistiche di mercato.

 

C’è qualcosa di irresistibile e di coraggioso, in questa donna minuta che corre da mattina a sera, ma sa anche rallentare per regalare agli altri un gesto gentile, una piccola attenzione.

 

Julie, come molte donne di oggi, è una regina dell’affanno e una guerriera della vita.

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