Educazione sentimentale
Le estati del coraggio
– di Astrid de Berardinis

28 Luglio 2022

Molti anni fa le estati di Giulia avevano il sapore delle fragole, delle ciliegie, delle pesche e finalmente del cocomero. Erano i suoi compleanni a decretare l’inizio della stagione. Una festa a scuola segnava contemporaneamente la fine delle lezioni ed un anno in più. Così partiva la clessidra del tempo molle, lunghissimo dell’estate.

 

Le estati di Giulia avevano poche coordinate. La casa del mare. La nonna, i libri e le bambole. Le cicale inferocite, la pizza bianca in spiaggia. La micro-guida dello stabilimento, i giochi in strada con gli altri bambini e le altre bambine.

 

L’educazione sentimentale di Giulia è nata così, come i fiori di campo, con delle intuizioni sbocciate qua e là durante la controra estiva, un composto di auto ascolto e di sua rielaborazione più o meno fantasiosa.

 

Così una di quelle estati Giulia ha pensato ad esempio al coraggio. “Su su coraggio!” Le dice sua nonna per spegnere le blande resistenze a ritornare a casa dopo le scorribande con gli amici. Cos’è questo coraggio? Dove sta? Dove si sente? Come si sente?

 

Giulia non lo sa bene. C’è bisogno di mettere assieme qualche pezzo e anche trovare degli esempi.

 

Giulia sta stesa sul dondolo in giardino. Il coraggio non è forza. Sennò non servirebbe dire “forza e coraggio”! Quindi forse il coraggio può esserci anche senza forza e senza vigore? E il coraggio è questione di maschi, di femmine o non ha genere?

 

La faccenda si fa interessante. A Giulia piace cercare il cuore delle cose. E al cuore pensa mentre cerca di darsi una spiegazione del coraggio. Il coraggio parte dal cuore, ci sta, è nell’etimo stesso del nome.

 

Cosa sente il cuore quando diventa coraggioso?

 

Giulia chiude gli occhi, la aiuta il dondolio, prova a ripensare a quando si è tuffata dalla barca del papà. “Coraggio buttati!” “Non ti succede nulla, buttati”! Il cuore accelera un po’. Giulia si prepara al salto. Il cuore si sospende, ha paura, come quando il dondolo sale. Poi: Salto! Tuffo! Discesa, Appoggio, Risalita.

 

Ecco, il coraggio non cerca vigore o tensione, ma fiducia ed elasticità.

 

Giulia si addormenta e sogna. Sogna di essere su una barca a vela. Non c’è nessuno al timone e il mare si sta increspando per il vento forte. Giulia ha paura. Paura di rovesciarsi, di farsi male, di prendere una botta in testa, di non sapere dove mettere le mani. Ci sono tante corde, le vele sbattono e la barca ondeggia.

 

Come si combatte questa paura? Come si gestisce il vento? Come si raddrizza la barca?

 

Giulia non lo sa, prova un po’ di tutto e poi stanca si siede sul fondo e inizia a dondolare a tempo con la barca. E urla. Urla di paura e ulula e fischia disperata. Come il vento.

 

Ecco dove si trova il coraggio! Sta lì, in quella specie di duetto che canta adesso Giulia con la sua paura, proprio mentre pensava di averle lasciato il campo. “Oh iiiii, oh iiiii, oh iiii…”. La barra del timone segue il rollio, Giulia la tiene. Il coraggio non ignora la paura, non fa gesti scellerati. Il cuore sa, non ci getta avanti temerari e inconsapevoli.

 

Mentre dondola in giardino Giulia pensa alle persone coraggiose che conosce. Le vengono in mente esempi di piccole battaglie quotidiane e di barre di timoni tenute e mollate per incrociare le onde ed il vento.

 

Evviva le estati molli che allenano a dondolarsi e a dialogare col proprio cuore e con le sue paure.

 

Evviva le estati del coraggio.

 

Photo credit: Astrid de Berardinis.

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