Future Thinking –
Dal trekkie al tokenism
– di Gloria Puppi

28 Luglio 2022

Nell’articolo del mese scorso abbiamo introdotto il concetto di “design fiction” e abbiamo scoperto che i prodotti di finzione possono realmente influenzare la creazione di tecnologia futura.

 

Possiamo però facilmente spingerci un po’ più in là e allargare questa sfera di influenza anche al pensiero, alla società e ai suoi valori.

 

È così che possiamo ritrovare in dei classici della fantascienza concetti sociali, come l’inclusività, che sono recentemente diventati valori propri del nostro sentire moderno.

 

Star Trek è una vera miniera d’oro di tematiche oggi perlopiù condivise ma rivoluzionarie per l’epoca.

 

La premessa stessa della serie è incredibile: in piena guerra fredda ritroviamo nella plancia di comando americani, russi, asiatici (conglomerati nella figura di Sulu a rappresentare un’unione pan-asiatica), mezzosangue (Spok)  e, ovviamente, alieni. Particolarmente importante nella storia della serie è la rappresentazione dell’inclusion e della diversity: il tenente Uhura, donna di colore, addetta alle comunicazioni, è un membro alla pari dell’equipaggio (cosa estremamente fantascientifica all’epoca) ed è la protagonista del primo bacio interraziale nella storia della televisione. Per poter rappresentare questo fatto “scandaloso” gli sceneggiatori hanno dovuto far intervenire una razza aliena che obbligasse fisicamente il capitano Kirk e il tenente Uhura al bacio nell’episodio Plato’s Stepchildren, che in italiano è stato tradotto in Umiliati per forza maggiore. E la scelta del titolo, la dice tutta.

 

 

Ancora più di effetto sul tema del razzismo l’episodio Let That Be Your Last Battlefield (Sia questa l’ultima battaglia), nel quale due razze aliene, una col viso bianco e nero e l’altra col viso nero e bianco, si odiano ferocemente a vicenda e considerano inferiore l’altra razza con i colori invertiti. Anche qui è una metafora sul razzismo di quegli anni, ma di immediato impatto visivo e tematico.

Nella serie Deep Space 9, sempre dell’universo di Star Trek, il luogotenente Jadzia Dax è un’umanoide in relazione simbiotica con un altro essere. Questo essere passa da un ospite a un altro quando questo muore e non fa distinzione fra ospiti maschi e femmine, portandosi dietro, e condividendo con il nuovo ospite, le memorie degli ospiti passati. Compresi i sentimenti nei confronti dei partner. Gli sceneggiatori di DS9 hanno usato questo espediente per rappresentare una relazione omossessuale fra Jadzia Dax e la moglie dell’ospite precedente. Relazione vissuta dal resto dell’equipaggio come fatto quotidiano non degno di nota in quanto normale nella loro società. Era il 1995 e sulla TV americana un bacio fra donne è stato messo in scena soltanto altre 4 volte prima di questo.

 

Bisogna però guardare anche al rovescio della medaglia: il tokenism.

 

Il tokenism è la pratica di includere un rappresentante di un gruppo sociale minoritario e svantaggiato (il “gettone di presenza”), tipicamente con un ruolo superficiale e bidimensionale, per dare una parvenza di giustizia mentre in realtà si vuole solo risultare attraenti per una fetta di mercato che si identifica con certi ideali. Pensiamo all’unico ragazzo di colore nei film horror che, inevitabilmente, muore per primo. O la presenza femminile relegata al ruolo di segretaria o di spalla “a cui spiegare le cose” per farle capire al pubblico.

 

Un esempio di inclusività attuale non affetta da tokenism è la recente serie animata ispirata a Jurassic World (Jurassic World – Nuove avventure) in onda su Netflix. I protagonisti della storia al Camp Cretaceus sono sei ragazzi di etnie e classi sociali estremamente diverse:

Darius, il protagonista, è un ragazzo afroamericano orfano di padre, Brooklyn una influencer famosa e dai capelli rosa, Yasmina, una coraggiosa sportiva di discendenza medio-orientale, Sammy, una sensibile ispanica (leggermente in carne e con un passato oscuro), Kenji, asiatico, figlio di un ricco imprenditore senza scrupoli della zona, Ben, delicato e ipocondriaco.

In ogni stagione (siamo arrivati a 5, l’ultima in uscita a luglio 2022) la diversità non è solo un token, ma è un espediente narrativo che permette di approfondire le diverse sfaccettature dei personaggi. Le serie di animazione per antonomasia dialogano con sicurezza su questi temi, senza risultare stereotipate e perbeniste e questa in particolare ci riesce benissimo.

 

Con questa breve carrellata di esempi spero di aver illustrato come i valori di una società cambiano anche grazie all’influenza che i prodotti culturali possono esercitare sul sentire comune. In particolare quelli di fantascienza, grazie alla libertà di azione di cui godono e all’idea che “non siamo noi” e “non è reale”, per portare all’attenzione del pubblico temi che sarebbe impossibile affrontare apertamente.

 

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