Call My Legal:
NFT e diritto d’autore
– di Angelisa Castronovo

28 Marzo 2022

La tecnologia del momento, rappresentata dagli NFT (acronimo di “non-fungible token”), non poteva che coinvolgere anche il mondo entertainment e dunque quello cinematografico.

 

Che cosa si intende per NFT? 

 

Si tratta di “beni” digitali di un genere unico, che si possono acquistare e vendere come qualsiasi proprietà in mercati specifici, ma che non hanno una forma tangibile. Sono descritti come certificati di proprietà di determinati oggetti digitali a cui sono associati oggetti digitali resi file unici e non replicabili utilizzando la tecnologia blockchain, un sistema di controllo mantenuto da migliaia di terminali informatici e che sta alla base, tra le altre cose, del funzionamento delle criptovalute.

 

Nella prima metà del 2021 gli scambi di NFT sono aumentati di circa 2 miliardi e mezzo di dollari. Un dato sorprendente se si tiene conto che si riferisce solo agli scambi online e non a quelli che sempre più spesso stanno avvenendo nelle basi d’asta tradizionali che raggiungono cifre anche milionarie.

 

Gli NFT possono essere associati a qualsiasi risorsa di tipo immateriale quali ad esempio video, canzoni, film, tweet.

 

Ad oggi la principale e più nota applicazione di NFT in commercio è rappresentata dalle opere d’arte digitali.

 

A tal proposito, non possiamo non citare la vendita dell’opera d’arte più costosa di tutti i tempi dello scorso 11 marzo 2021, quale Everydays: The First 5000 Days di Beeple (ovvero Mike Winkelmann), un collage di 21.069 x 21.069 pixel delle prime 5000 immagini create per la serie Everydays, venduto all’asta da Christie’s per 69,3 milioni di dollari.

 

Venduto, appunto, come NFT: cioè come opera d’arte certificata in quanto autentica e unica, ma esistente solo in formato digitale.

 

Acquistando un NFT si entra in possesso di un certificato di proprietà registrato sulla blockchain, legato a una copia (spesso un NFT viene venduto in edizioni, da 25 fino a 100 o più) di un’opera digitale. L’artista spesso invia al compratore una versione in alta qualità del file, o altri extra (e in alcuni casi una copia fisica dell’opera).

 

L’industria del cinema è sempre alla ricerca di nuove forme di finanziamento che coinvolgano direttamente spettatori e ulteriori soggetti per sostenere a livello economico la produzione di nuove opere. La tecnologia blockchain e quindi gli NFT rappresentano senza dubbio una rivoluzione per il settore entertainment.

 

Gli NFT trasformano la scena di un film o anche gli oggetti utilizzati per realizzarlo in opere d’arte virtuali assolutamente uniche e con un valore intrinseco.

 

Il primo film su cui è stata applicata la tecnologia NFT, è stato La leggenda di Kaspar Hauser di Davide Manuli, un film del 2013 vincitore di diversi premi cinematografici, con Claudia Gerini e Vincent Gallo, prodotto e distribuito da Bluefilm.

 

L’idea è arrivata da una startup italiana, Cintech che ha avuto l’intuizione di legare un film alla tecnologia NFT per rendere uniche e da collezione per gli amanti del cinema d’autore le scene cult del film che adesso sono acquistabili all’asta su OpenSea, il principale marketplace di vendita e scambio di NFT. I primi frame del film sono anche disponibili su Rarible e Crypto.com.

 

Notizia recente riguarda il prossimo film di Martin Scorsese che si intitolerà A Wing and a Prayer e che sarà interamente finanziato attraverso gli NFT. Gli investitori, semplici fan o istituzioni, in possesso degli NFT riceveranno in cambio una quota dei ricavi che il film otterrà al botteghino e benefit come incontrare i protagonisti, assistere alla prima e visitare gli studi dove il film è stato girato.

 

La tecnologia NFT ha esercitato il suo fascino anche nei confronti del regista di culto Quentin Tarantino. In una collaborazione con Secret Network, Tarantino ha trasformato pagine di sceneggiatura del Film Pulp Fiction, inedite e scritte a mano in un NFT, ma tale azione gli è costata una disputa legale con Miramax.

 

Secret Network è una delle prime blockchain con protezione standard dei dati che permette all’utente di creare e utilizzare applicazioni che sono sia senza permesso che conformi alla privacy. Questa funzionalità unica protegge gli utenti, rende sicure le applicazioni e sblocca centinaia di casi d’uso mai visti prima per Web3.

 

In un video il regista spiega che all’inizio non sapeva nemmeno bene cosa fosse un NFT. A seguito del processo di digitalizzazione della sua sceneggiatura, Tarantino si è reso conto della forza degli NFT e ha scelto Secret Network perché i Secret NFT sono token non fungibili dotati di funzioni di privacy programmabili che vivono su Secret Network.

 

La particolarità dei Secret NFT nel caso di Tarantino, è che solo il proprietario può vedere il contenuto delle scene. E così si può ascoltare il commento audio del regista, che non è mai stato ascoltato prima, con grande impatto nei confronti dei fan del cinema.

 

Tarantino però non aveva considerato i risvolti di tale sua scelta nei confronti della casa di produzione che ha intentato una causa contro il regista in relazione al rilascio dei NFT.

 

Miramax sostiene che mentre Tarantino ha alcuni diritti sul film del 1994, non ha il diritto di “creare e commercializzare unilateralmente gli NFT”, in quanto la sceneggiatura è stata ceduta alla società di produzione quale diritto di sfruttamento economico della proprietà intellettuale, frutto del genio dell’artista, nonostante i legali di Tarantino sostengano che quest’ultimo avrebbe “tutto il diritto di pubblicare parti della sua sceneggiatura originale scritta a mano per Pulp Fiction, un tesoro creativo personale che ha tenuto per sé per decenni”.

 

Tale disputa, che seguiremo nelle prossime vicende giudiziarie, ha puntato l’attenzione su un tema fondamentale in relazione agli NFT:

 

a chi spettano i diritti di proprietà intellettuale al fine di creare un NFT: all’autore o al produttore? 

 

è possibile vendere questo diritto e rivendicarlo anche per casi d’uso che non esistono ancora?

 

Chiunque crei un NFT usando un’opera di terzi dovrebbe assicurarsi di avere l’autorizzazione del detentore dei diritti di quell’opera. Tra tali diritti sono inclusi il diritto di riproduzione, creazione di diritti derivati, distribuzione di copie, esecuzione pubblica e comunicazione al pubblico.

 

Dunque, il creatore di un NFT ha bisogno del permesso del proprietario del copyright dell’opera che incorpora in un NFT e offre in vendita.

 

Per concludere, alcuni ritengono il sistema decentralizzato di cui si avvalgono gli NFT una potenziale, importante risorsa per l’arte digitale. Considerata la tecnologia di certificazione che utilizza, la criptoarte potrebbe alimentare un mercato più libero e trasparente, e meno condizionato dalle attività degli intermediatori.

 

Secondo le posizioni di altri artisti, considerato che la criptoarte è un fenomeno fortemente condizionato da investimenti di marketing, è da ritenersi una fonte di rischi più che di opportunità, temendo che il mercato degli NFT possa determinare ancora più disparità e sproporzioni nell’industria dell’arte, favorendo soltanto gli interessi di gruppi ristretti, piuttosto che migliorare le condizioni degli autori non valorizzati.

 

Le risposte si avranno solo continuando a seguire le evoluzioni di tale nuova modalità rivoluzionaria di fare arte, che attraverso l’innovazione cerca di trarre valore da uno degli asset più importanti del settore entertainment: il diritto d’autore.

 

La rubrica Call My Legal è curata dall’avvocata Angelisa Castronovo, Fondatrice, WellSee; Vicepresidente, SIEDAS (Società Italiana di Diritto delle Arti e dello Spettacolo); socia fondatrice, WIFTMI.

Per conoscerla meglio:  Protagoniste: Angelisa Castronovo.

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