A tutto schermo – Empire of Light

29 Maggio 2023

È appena arrivato sulla piattaforma Disney+ e se lo avete perso al cinema dove è uscito il 2 marzo scorso, recuperate Empire of Light  perché è un film da non perdere.

 

Il premio Oscar® Sam Mendes (1917, Revolutionary Road, Era mio padre, Jarhead, American Beauty) firma un film toccante sugli incontri che cambiano le vite, sulla malattia mentale e sul potere salvifico del cinema.

 

Protagonista assoluta una splendida Olivia Colman (La Favorita, La figlia Oscura, The Father, The Crown) in stato di grazia che interpreta la tormentata Hilary, la vicedirettrice del cinema Empire a Margate, una cittadina sulla costa del Kent nel sud dell’Inghilterra.

Siamo tra il 1980 e il 1981 e il maestoso cinema sul lungomare della cittadina, reduce da un passato scintillante ormai lontano, si trascina nel tentativo di attirare ancora un po’ di pubblico ogni sera.

Hilary è una donna sola di mezza età che ama il suo lavoro e ormai da tempo combatte una lotta silenziosa e faticosa con la sua salute mentale.

Le giornate passano vuote e silenziose per lei, tranne quando è al lavoro, ad accogliere clienti senza mai permettersi di distrarsi nemmeno un minuto per sbirciare quello che succede in sala e assaporare la magia che ogni giorno passa più volte su quel grande schermo, e a gestire con empatia e pazienza i più giovani colleghi, per i quali lei è un vero punto di riferimento.

 

Colin Firth (Il Discorso del Re, A Single Man, Orgoglio e Pregiudizio, Il Diario di Bridget Jones) interpreta il signor Ellis, il viscido direttore del cinema che puntualmente abusa di lei sessualmente durante le pause lavorative all’insaputa di sua moglie.

 

Quando alla squadra si aggiunge Stephen, interpretato da Micheal Ward (Top Boy, Lovers Rock), un giovane nero con il sogno di scappare dalla provincia per iscriversi ad architettura, le giornate di Hilary improvvisamente cambiano.

Tra i due nasce subito un feeling che sfocia poi in una vera e propria relazione, ma proteggere quel rapporto speciale in un’Inghilterra carica di rabbia e miseria non è facile. Stephen subirà le conseguenze dell’esplosione razzista del tempo e Hilary non riuscirà a gestire le sue emozioni e, abbandonato il litio, si ritroverà di nuovo in guerra con i suoi demoni.

 

Il film è parzialmente autobiografico, ispirato alla madre del regista che soffriva di disturbi mentali.

La storia evidenzia alcuni legami non necessariamente familiari che ci uniscono: la musica, i film e le famiglie improvvisate che ci aiutano ad andare avanti.

Le relazioni sono il centro del film; anche se alcune persone sembrano lontane da qualsiasi punto di vista immaginabile, trovano un rito di passaggio grazie al quale riescono a trovare un certo livello di felicità e forza se stanno insieme.

 

Hilary è una donna di mezza età che vive da sola e ha un passato complicato, ma è stata inclusa in questo eccentrico gruppo di persone che lavorano nel cinema, nel classico modo in cui soltanto le famiglie improvvisate sono in grado di sostenersi a vicenda.

 

Colin Firth, che aveva già lavorato con Sam Mendes in 1917, interpreta un uomo che sfrutta le persone che lo circondano e abusa di loro: in particolare, si approfitta della situazione fragile di Hilary.

E’ un predatore, tradisce sua moglie e non ha a cuore gli interessi di Hilary.

La tratta in modo atroce ed è un frustrato: aveva dei grandi sogni dal punto di vista lavorativo e non è riuscito a portarli a termine.

Crede di voler bene sia a sua moglie sia a Hilary, o almeno crede di farlo ma non è abituato a comprendere il linguaggio del consenso, e questo è particolarmente evidente in un uomo della sua età in quel periodo.

 

Il film è stato girato a Margate, una cittadina sulla costa settentrionale del Kent.

 

“Ero attratto da questo luogo perché offriva molte possibilità dal punto di vista visivo: è un panorama maestoso”, afferma Mendes. “È qui che J. M. W. Turner dipinse la maggior parte dei suoi quadri più famosi: diceva che i cieli di Margate erano i più belli d’Europa. È sempre qui che T. S. Eliot scrisse La terra desolata, mentre sedeva sotto la pensilina della fermata dell’autobus che si trovava proprio fuori dal cinema, da cui osservava la spiaggia e il mare grigio al di là di essa. È un luogo di ampio respiro e ha un aspetto molto poetico e cinematografico”.

 

mondo: questa era la sensazione che volevamo ricreare”.

 

Il film di Mendes è pieno di musica di quell’epoca: canzoni dei primi anni Ottanta, insieme ad alcuni brani folk della fine degli anni Sessanta/inizio anni Settanta che Hilary ascolta a casa, accompagnano una colonna sonora composta dai vincitori di due premi Oscar® Trent Reznor e Atticus Ross.

 

Empire of Light è una lettera d’amore non soltanto ai film, ma ai film che vengono mostrati in un cinema. Sam Mendes ha dichiarato: “Il gruppo di persone al centro di Empire of Light dà vita a delle amicizie e tutti si riuniscono in questo straordinario edificio. Nel profondo, questo film parla delle famiglie che creiamo attorno a noi per aiutarci ad affrontare la vita e del modo in cui le persone sono spinte a prendersi cura l’una dell’altra, scegliendo la gentilezza, la compassione e l’empatia. Credo valga la pena ricordarlo nel nuovo mondo in cui ci troviamo…”.

 

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