Protagoniste –
Georgia Lepore

30 Gennaio 2023

Questo mese incontriamo la nostra socia Georgia Lepore, attrice, doppiatrice, regista, direttrice di doppiaggio, dialoghista, autrice teatrale, ex cantante. E futura intimacy coordinator. Talento, passione e una conversazione da non perdere.

 

 

Ciao Georgia! Ci racconti come il tuo percorso professionale?

Avete qualche decennio di tempo a disposizione? 😂

 

Ho iniziato piccolissima, a 7 anni, a recitare (chissà come, peccato non ci fossero i telefonini a riprendere al volo, allora) le commedie di Eduardo, Goldoni e il mio preferito: il monologo shakespeariano di Marco Antonio.

 

Mia madre, attrice di teatro con Salvo Randone prima che arrivassi io, pensò di introdurmi al doppiaggio tramite una coppia di cari amici di famiglia che se ne occupavano, per farmi “sfogare” questa smania di recitare.

 

Nel frattempo cantavo anche, e mio padre, compositore e paroliere, mi fece inserire nel coro di bambini che la sua amica Nora Orlandi stava formando. Ho iniziato così, per divertimento puro.

 

Andare ai turni di canto o di doppiaggio era un “premio” che veniva dopo i compiti, la danza, le feste con gli amichetti, la pallacanestro.

 

I miei sono stati bravissimi, non era un lavoro, anche se in realtà già lo era.

 

Col tempo sono diventata anche solista per la RCA e ho cantato tante sigle di cartoni animati, poi diventata adolescente ho smesso, non mi andava più di cantare le “canzoni per bambini”.

 

Ma ho sempre continuato a cantare, mi piace ancora, e in qualche film che ho doppiato ho anche cantato.

 

Il doppiaggio invece è continuato, e dopo la maturità è diventato un lavoro a tempo pieno che mi ha dato un sacco di soddisfazioni; soprattutto quando sono diventata anche direttrice di doppiaggio e ho cominciato a capire che la regia è la cosa che mi piace di più.

 

Da brava Vergine sono un’esteta dell’ordine, delle cose “ben fatte”, e la visione d’insieme, il lavoro con gli attori per arrivarci, che sia il doppiaggio di un film o uno spettacolo teatrale, è la cosa che mi appassiona di più. Forse perché sono attrice anche io, amo molto gli attori; sono il cuore del progetto e hanno tutta la mia attenzione, comprensione, dedizione.

 

Mi piace molto anche fare l’attrice; sicuramente è divertente doppiare Cameron Diaz o Penelope Cruz, c’è tanto da imparare, da “rubare”, come è divertente  indossare vestiti “non tuoi” nei period drama, come è stato con I Borgia, o nelle nuove produzioni italiane d’impatto come Prisma, ma quando sei attrice sei “ al centro”, tutti gli occhi sono puntati su di te, e la tua visione è “limitata”, se così si può dire; io invece amo essere tutti quegli occhi, avere la visione d’insieme, appunto.

 

E’ per questo che ho cominciato a dedicarmi a quello che in fondo è sempre stato il mio grande amore, il Teatro.

 

Io dico sempre che non so se sono una brava attrice o una brava regista, ma so per certo di essere una bravissima spettatrice. Sono sempre andata tantissimo a teatro, anche all’estero.

Mi capita di girare per l’Italia per vedere gli spettacoli che mi interessano e magari ho perso a Roma e vado regolarmente a Londra 2-3 volte l’anno a vedere tutto il teatro possibile, ma sono stata anche a Parigi, a Madrid, a Edimburgo dove ho portato un mio spettacolo al Fringe Festival e ho visto spettacoli quasi tutti i giorni, prima o dopo di andare in scena noi!

 

Il Teatro è un amore che non tradirò mai e che mi porto in tutte le cose che faccio. Anche la scrittura l’ho abbracciata per il teatro. Sarà banale, ma Shakespeare è il mio faro.

 

 

Grazie al tuo impegno, il 26 novembre scorso si è svolta a Roma una presentazione molto importante, rivolta a spiegare il reale lavoro e ruolo dell’intimacy coordinator all’interno della produzione e sul set. Come è nato questo progetto e dove vuole arrivare?

E’ nato tutto qualche anno fa, quando dopo essermi trasferita a Londra per frequentare un corso di regia teatrale alla Central School of Speech and Drama, ho scoperto l’esistenza di una figura professionale già ampiamente conosciuta e attiva in UK ma totalmente sconosciuta da noi: l’intimacy coordinator.

 

Sarà per il mio grande amore per gli attori di cui parlavo, ma ho capito immediatamente che avrei fatto il possibile per far conoscere questa figura professionale anche da noi, perché ne abbiamo un gran bisogno.

 

Nelle scene ddefinite di intimacy, cioè quelle che prevedono sesso, violenza fisica o verbale, passione, dolore o semplicemente interazioni che implicano un contatto fisico, le componenti espressive si amplificano e possono portare gli attori e/o le attrici che devono interpretarle a elevati livelli di stress dovuti all’esposizione pubblica del loro corpo o delle loro fragilità emotive.

 

La figura dell’intimacy coordinator è nata a loro tutela, soprattutto se donna o minore.

 

Collaborando con il regista e gli attori e con i reparti coinvolti nella scena di intimità (fotografia, costumi, trucco), questa figura crea una sorta di “coreografia” della stessa, che ne restituisce la verità rispettando le esigenze tecniche e artistiche e permettendo ai performer di lavorare in un contesto fisicamente e psicologicamente sicuro.

 

Il fatto che pochi in Italia sappiano chi è e che cosa fa e di conseguenza la impieghino sul set o in teatro la dice lunga su dove siamo rispetto al resto del mondo sull’argomento.

 

Dopo un interessante incontro on line (eravamo in piena pandemia) con Yarit Dor, pioniera con la sua Moving Body Arts dell’intimacy coordination in UK e nel mondo, ho cominciato a pensare a un modo per “portare” questa figura anche da noi e sono rimasta in contatto con lei. Poi più o meno un anno fa, ne ho parlato con le mie amiche e colleghe Sara Palma (regista e fondatrice di Mujeres nel Teatro) e Manuela Parodi (attrice bilingue, traduttrice nonché fotografa di scena) che hanno immediatamente compreso e condiviso la mia necessità e con entusiasmo hanno accettato di “esserci”.

 

Così è cominciata l’avventura che ha portato alla nascita della Intimacy Coordination Italia (IC Italia) di cui siamo fondatrici noi tre, e alle lunghe mail e call zoom con Yarit per organizzare la Giornata di Presentazione delle Pratiche di Intimacy Coordination del 26 novembre scorso, nella quale la mattina abbiamo ospitato attori e attrici professionisti e allievi del CSC, e il pomeriggio tutte le figure dell’industry con le quali l’IC ha a che fare: registi, aiuto registi, truccatori e costumisti, ma anche casting e agenti, i primi a dover sapere che esiste una figura professionale certificata a tutela dei propri assistiti.

 

E’ stata una bella esperienza, un primo passo, compiuto anche grazie alla preziosa e attiva collaborazione di Domizia De Rosa e WIFTM Italia, per il quale abbiamo avuto l’interessamento dell’Assessorato alla Cultura grazie a Valeria Allegritti, sensibile e attenta collaboratrice Cinema per Miguel Gotor, la disponibilità degli Studios di Daniele Taddei e il patrocinio di quasi tutte le associazioni di categoria interessate da UNITA e Artisti 7607, a LARA, UICD, ANTEPAC, ASC, AIARSE; di realtà di produzione teatrale come Mujeres nel Teatro e 369gradi (guarda caso realtà create da donne) e infine quello molto importante per noi (anche per un discorso di formazione non troppo lontano nel tempo), il patrocinio di scuole solide come il Centro Sperimentale di Cinematografia e l’Accademia Lorenzo Da Ponte.

 

Quanto a dove vogliamo arrivare con questo progetto, credo che la risposta principale sia: a un ambiente lavorativo sano, sicuro, protetto, sereno per tutti.

 

Per questo stiamo organizzando la formazione insieme a importanti partner dell’industry, in modo da avere prima possibile figure IC italiane certificate, che permettano al nostro paese di essere al passo con il resto del mondo senza dover rivolgersi a IC straniere/ii come, in qualche (rara) occasione, accade di recente.

 

Ci piacerebbe che la IC Italia diventasse il punto di riferimento per i futuri IC che formeremo e certificheremo, per chi vorrà impiegarli e per le sue omologhe nel resto del mondo.

 

Ma è prima di tutto una mentalità che deve cambiare, sarà un percorso lungo, temo, ma non ci fermeremo.

 

E’ soprattutto alle future generazioni di attori e attrici che pensiamo, meritano di camminare su un terreno meno accidentato del nostro. Stiamo piantando un seme che speriamo sviluppi in meravigliosi e perpetui frutti.

 

 

La tua agenda è già fitta, ma ci sono altri progetti e passioni ai quali vorresti dedicarti?

Ci sono tante altre cose che sto facendo che non ho detto.. per esempio sono vice presidente dell’Anad (l’Associazione Nazionale Attori Doppiatori) e  non è un impegno da poco: ci occupiamo di tutto, dal problema dell’uso scellerato dell’AI al rinnovo del nostro CCNL (che non si rinnova dal 2008!), sono docente per il corso di formazione in Recitazione e Scrittura applicate al Doppiaggio della 3Cycle in collaborazione con Netflix e Fondazione Diversity, e sto traducendo insieme a Giorgio Marchesi un bellissimo testo inglese che porteremo in scena , lui interprete, io regista, la prossima stagione.

 

Poi, il sogno-progetto fisso che ho è trasferirmi nella campagna inglese con cani, cavalli, una biblioteca fornita, tanto tea e un grande amore, ma mi sa che con tutto quello che ho da fare dovrà aspettare ancora un po’. 😃

 

 

 

Grazie Georgia e buonissimi lavori!

Per saperne di più sulla nostra Protagonista: Georgia Lepore

Per restare informati sui progetti di IC Italia: Instagram, il nostro articolo: Presentazione Intimacy Coordination

Altre Info: Corso in Recitazione e Scrittura applicate al Doppiaggio, Il Doppiaggio Inclusivo: L’incontro Tra 3cycle, Netflix E Diversity,

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