La Donna del mese.
Julia Ducurnau
“Palma d’Oro 2021” mostruosa
e 2 appunti sul festival

30 Luglio 2021

Di Claudia Catalli

 

A Cannes si è appena fatta la storia. Una donna di 37 anni ha vinto la Palma d’Oro, battendo tutti i concorrenti (venti) e le concorrenti (quattro, troppo poche). E’ la parigina Julia Ducurnau, regista e sceneggiatrice scoperta dal Festival di Cannes nel 2016, anno in cui presentò alla Semaine della Critique l’horror cannibale Raw – Una cruda verità. E’ tornata dietro la macchina da presa per girare Titane, film inquietante che ha scisso a metà la critica (è stato amato o odiato senza mezzi termini) nel raccontare un personaggio mostruoso/mutante, quell’Alexia / Adrien interpretato da Agathe Rousselle, alla ricerca di un padre perduto (Vincent Lindon). Tutto condito da una certa violenza e quel gusto per l’horror e il “mostruoso” che la regista, alla sua opera seconda (vale la pena sottolinearlo) dimostra di amare particolarmente.

Appassionata di Hitchcock e Cronenberg, ha speso parole importanti nel ritirare il suo prestigioso riconoscimento a Cannes: «La mostruosità è un’arma, una forza per spostare i muri della normalità che ci dividono. C’è tanta bellezza, emozione e libertà da scoprire e ringrazio la giuria che riconosce il bisogno, più che mai viscerale, di un mondo più inclusivo e fluido. Grazie per aver lasciato entrare i mostri». E’ interessante il suo approccio al mondo del cinema, non cerebrale, intellettuale, verbale, ma carnale: «Voglio arrivare prima al corpo degli spettatori che alla loro testa» ha dichiarato, nello spiegare come mai entrambe le sue opere (parliamo di lungometraggi) affondino le radici nei corpi, nel sangue, nelle pulsioni primordiali.

Una scelta che la giuria del Festival di Cannes – capitanata da Spike Lee, che si è fatto sfuggire il nome del film vincitore a inizio premiazione – ha dimostrato di apprezzare. Vedremo che cosa ne penserà il pubblico italiano: il film, acquisito da I Wonder Pictures, uscirà prossimamente nelle sale italiane.

Nota a margine, un commento personale su questo Festival, che chi scrive ha frequentato dal primo all’ultimo giorno. Anteprime mondiali di ottimi film (Les Olympiades di Jacques Audiard, La Fracture di Catherine Corsini e A Chiara di Jonas Carpignano su tutti) non fanno perdonare la scarsa attenzione prestata alle misure sanitarie. Sulla carta, ingresso in sala permesso solo ai vaccinati e/o a chi presentasse tampone negativo (da ripetere ogni 48 ore). Nella realtà, nelle due sale più ampie e principali (Debussy e Grand Theatre Lumiere) non c’è stato alcun controllo, qualunque positivo sarebbe potuto entrare e seguire l’intero festival contagiando tutti gli altri (seduti senza alcun distanziamento). A proposito di mostri.

 

 

Claudia è una scrittrice e una giornalista che non potrebbe mai vivere senza il cinema (ma anche i libri, le mostre, i concerti e così via). Collabora con numerose testate nazionali e finora ha scritto un libro (Metamorfosi), ideato una miniserie (Anna quella che non sei), realizzato format culturali per radio e tv (My Studio, CineCocktail) e creato un podcast (Back to the Cinema, su Spotify, Apple Podcasts, Google Podcasts etc). Domani chissà. Il suo motto è: “Non scrivere né per te, né per gli altri, né per l’oggi né per il domani, né per il guadagno né per la gloria: insegui il tuo piccolo assoluto”.

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