BLACK LIVES MATTER?
La risposta degli Studios

25 Giugno 2020

Il 3 giugno scorso ad Hyde Park l’attore John Boyega, il Finn degli ultimi tre film nella saga di Guerre Stellari, ha preso in mano un megafono e si è rivolto ai manifestanti della marcia BLM alla quale partecipava dicendo:

“Vi parlo dal mio cuore. Non so se avrò una carriera dopo oggi, but fuck that”.

Qualche anno o qualche mese fa, Boyega avrebbe probabilmente avuto ragione. Lo stesso 3 giugno, invece, Lucasfilm e Disney hanno accolto ed hanno condiviso le sue parole, chiamandolo eroe.

E con loro tutti i media inglesi ed americani hanno ascoltato, riportato, commentato, rilanciato questo messaggio:

“Black lives have always mattered. We have always been important. We have always meant something. We have always succeeded regardless. And now is the time. I ain’t waiting.” *

Qualcosa sta davvero cambiando?

Per ora sembra cambiato il modo in cui l’industria hollywoodiana sta rispondendo alla rinnovata richiesta di giustizia e visibilità della comunità nera, una comunità oggi più che mai in lutto per le vittime della diseguaglianza, si presenti essa sotto forma di una divisa o di un virus.

Comcast, Disney, Sony, ViacomCBS, WarnerMedia e molte altre media companies hanno espresso solidarietà ai manifestanti ed ai propri dipendenti, artisti, creatori, fan di colore. Hanno messo mano al portafoglio, per supportare associazioni ed organizzazioni che lavorano per riformare la società e supportare le comunità, ma soprattutto hanno messo mano alle proprie missions, alle proprie visions, ai propri objectives e si sono fatte la domanda più ovvia: chi altri, se non proprio noi? Chi altri può raccontare le storie? Chi altri può cambiare una cultura?

In un esemplare cortocircuito, il 31 maggio Warner Bros. affida a Twitter il seguente messaggio:

“Somebody has to stand when others are sitting. Somebody has to speak when others are quiet.” – Bryan Stevenson

We stand with our Black colleagues, talent, storytellers and fans – and all affected by senseless violence. Your voices matter, your messages matter. #BlackLivesMatter **

Bryan Stevenson è il fondatore della Equal Justice Initiative, sulla cui attività è basato il film Just Mercy – Il Diritto Di Opporsi, prodotto proprio da Warner e divenuto in queste settimane un must see movie per capire come opera il razzismo strutturale di una società divisa.

Se non era bastato il successo di Black Panther o l’Oscar di Moonlight a far cambiare le writers’ rooms o le teste degli executives, oggi non basterà più scrivere inclusion e diversity nei propri comunicati per essere credibili. Serviranno storie e persone diverse. Serviranno voci diverse e servirà riscrivere la storia. Alzi la mano chi aveva sentito parlare del massacro di Tulsa del 1921 prima di Watchmen. E l’abbassi chi non è stato travolto dallo sdegno per i carnefici e dalla pietà per le vittime dopo aver visto la serie. E l’abbassi chi non ha pensato di cogliere oggi l’opportunità di resettare il futuro.

Mentre gli studios estraggono dal cestino tutti gli scripts che avevano scartato per le non rilevanti o non gradite tematiche razziali, qualcuno già li taccia di opportunismo… e ben venga l’opportunismo! Come direbbe Molly alias Mindy Kaling in E poi c’è Katherine è sempre meglio essere assunti in quota minoranza che come raccomandati bianchi.**

Intanto qui in Italia, a parte metterci la mascherina sugli occhi od imbrattare statue, ignoriamo la prima campagna sociale di un brand di moda che espone la discriminazione razziale, Italians in becoming*** di  Stella Jean, la prima stilista nera italiana. In una lettera appassionata alla rubrica Invece Concita, Stella Jean denuncia l’indifferenza a km0 del nostro paese, che si crede monocolore ma che è pronto ad elargire consigli agli altri e ad abbracciare campagne virali senza un’analisi di coscienza preventiva.

Se ad ogni #blackouttuesday condiviso, corrispondesse un’azione positiva concreta qui a casa nostra…

Non è mai troppo presto per cambiare. Hollywood non vuole perdere questa occasione. Copiamoli, non è difficile:

Guardare. Ascoltare. Capire. Condividere. Rappresentare. Ispirare. Cambiare.

 

Azioni delle media companies – $o far

COMCAST – $75 milioni in tre anni ad associazioni come National Urban League, Equal Justice Initiative, NAACP, NAACP Legal Defense, Educational Fund.

DISNEY – $5 milioni a NAACP, United Negro College Fund.

SONY – $100 milioni, ampliamento del Diverse Directors Program.

VIACOMCBS – $5 milioni a NAACP Legal Defense and Educational Fund, Equal Justice Initiative, Amnesty International, National Bail Out, The Bail Project, Community Coalition e altri

WARNERMEDIA – donazioni ed esposizione sulle proprie piattaforme per Color of Change, NAACP Legal Defense and Education Fund ed altri a seguire.

BBC – £100 milioni in tre anni da investire in contenuti, target del 20% in tutte le nuove produzioni per diverse talent.

E poi:

AMAZON  –  $10 milioni da dividere tra 11 organizzazioni, tra le quali: ACLU, Equal Justice Initiative, NAACP.

APPLE – donazioni a varie organizzazioni, tra le quali Equal Justice Initiative

FACEBOOK – $10 milioni in donazioni

NETFLIX – $5 milioni in donazioni, mentre il CEO Reed Hastings dona personalmente $120 milioni

YOUTUBE – $1 milione al Center for Policing Equity.

 

*” Le vite delle persone di colore hanno sempre avuto importanza. Siamo sempre stati importanti. Abbiamo sempre significato qualcosa. Siamo sempre andati avanti nonostante tutto. E adesso è il momento. IO non aspetterò”

** Nelle esatte parole della sceneggiatrice, produttrice ed attrice Mindy Kaling: “I’d rather be a diversity hire than a nepotism hire. Because at least I had to beat out every minority and woman to get here. You just had to be born”.

Late Night, questo il titolo originale, è stato diretto dalla regista Nisha Ganatra, board member di Women in Film.

  • Campagna Italians in becoming Link
  • Uno dei pochi articoli a riguardo Link
  • Stella Jean parla alla manifestazione BLM del 7 giugno a Roma Link

 

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