Nuovi mestieri: intimacy coordinator

30 Ottobre 2021

di Carlotta Cerquetti

 

L’espandersi del mercato delle serie TV ha di fatto dato spazio alla creazione di nuovi mestieri. Uno di questi è l’intimacy coordinator. Il MIA Market 2021 ha ospitato un panel sull’argomento, invitando a parlarne la star di questa professione, l’inglese Ita O’ Brien, in conversazione con la casting Cassandra Han e con la produttrice Julie Billy, co-fondatrice del collettivo francese per la parità nell’industria audiovisiva 50/50 che ben conosciamo.

 

O’Brien, pioniera di questo mestiere, ha lavorato per le premiate serie Sex Education, Normal People, I May Destroy You e Gentleman Jack, solo per citarne alcune. “E’ un lavoro che è nato di conseguenza al #metoo, quando il mondo del cinema ha capito che non poteva più fare come voleva quando scene di intimità e a contenuto sessuale venivano riprese sui set.”

 

L’intimacy coordinator è stato ideato per tutelare attrici e attori, ma non si pone come antagonista né alla produzione né alla regia, anzi, si mette al servizio dello storytelling e della visione registica. Un lavoro che parte dall’esame della sceneggiatura e che poi accompagna il casting e la preparazione del film. Quando iniziano le riprese, la presenza dell’intimacy coordinator sarà necessaria solo nei giorni in cui sono previste riprese di scene a contenuto sessuale. “Le produzioni si preoccupano dei costi, ma di fatto la nostra presenza non incide poi tanto sul budget, visto che riguarda solo i giorni necessari, che di solito sono pochi.

 

Perché avere uno stunt coordinator e non un intimacy coordinator?” si chiede O Brien. “Il nostro lavoro ha attinenza con il movimento e la coreografia. Con la tecnica. Prima si decide con la regia come verrà girata la scena, dove sarà la macchina da presa, poi si prova con gli attori, tante volte finché i movimenti non acquistano naturalezza. Ovviamente l’attore o attrice ha il diritto di porre dei limiti e quei limiti devono essere rispettati. Ma collaborando si trovano sempre delle soluzioni.  Avere una persona sul set che la/lo affianca rende meno vulnerabile chi recita. Il nostro lavoro fa in modo che ci sia rispetto verso le persone, le diversità. Ma tutela anche la produzione. E poi è importante fare in modo che sui set ci siano più donne che in passato. Quando in una troupe c’è maggiore parità, si crea un ambiente più accogliente per tutte e tutti.”

 

Il lavoro dell’intimacy coordinator non si limita alle scene d’amore ma riguarda anche le scene che non hanno nulla a che vedere con l’amore, cioè le molestie, le aggressioni sessuali. “Con la regia si decidono i tagli. A volte si spezza la scena in dettagli, altre volte l’intimacy coordinator aiuta l’attore a esercitarsi a entrare/uscire dal ruolo; per mantenere le sfere separate, mettiamo l’accento sulla simulazione. E’ una questione di controllo. Questo non toglie realismo, ma rende migliore la recitazione.”

 

La O’Brien, che in passato ha studiato danza e recitazione, è la fondatrice di Intimacy on set, che ha stabilito delle guidelines per le produzioni, ovvero un codice di condotta (Intimacy on Set Guidelines). Non solo. “Facciamo corsi per insegnare questo mestiere, ma anche perché le persone conoscano meglio i diritti propri e altrui. E facciamo sessioni con le produzioni per spiegare bene la differenze tra molestie, violenza sessuale e vari tipi di abuso.”

 

Negli Stati Uniti e in Inghilterra è ormai una professione consolidata. Julie Billy ci dice che in Francia invece c’è una sola figura di intimacy coordinator. In Italia nessuna. Per qualcuno o qualcuna potrebbe essere un’occasione, nonché per l’industria..

 

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